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La Cina riafferma i legami con Pyongyang

· Fiducia nel nuovo leader nordcoreano Kim Jong Un ·

Mentre secondo la stampa del regime in ventiquattr’ore oltre cinque milioni di nord- coreani hanno reso omaggio a Kim Jong Il, nella camera ardente dove la salma del caro leader è stata composta in una teca di vetro all’interno del palazzo Kumsusan, a Pyongyang, i dirigenti politici cinesi hanno espresso la loro tristezza per la scomparsa del leader ma hanno anche blindato l’amicizia con la Corea del Sud e fatto capire che il nuovo leader, Kim Jong Un, va benissimo ai dirigenti di Pechino. «È un grande leader amico della Cina», hanno commentato da Pechino. Il livello delle condoglianze, oltre a avere un chiaro significato politico, esprime la convinzione della Cina che la Corea del Nord si trovi ad un punto di svolta della sua storia e la sua preoccupazione per i possibili sviluppi futuri. Anche il presidente cinese, Hu Jintao, con altri alti dirigenti del Partito comunista cinese e del Governo, si è recato ieri di persona all’ambasciata della Corea del Nord a Pechino a presentare le sue condoglianze. La dirigenza cinese ha espresso la sua fiducia «nel popolo nordcoreano» che «certamente» si stringerà intorno al successore designato Kim Jong Un, 28 anni, terzo e ultimo figlio di Kim Jong Il. Il messaggio è chiaro: la nuova dirigenza nordcoreana deve sapere che la Cina non la abbandonerà e continuerà — come ha fatto per decenni ma con particolare vigore dal 2009, quando il tradizionale isolamento di Pyongyang dal resto del mondo si è aggravato con la rottura dei negoziati sul suo disarmo nucleare in cambio di aiuti economici — a fornire massicci aiuti e investimenti a pioggia. Un collasso del regime porterebbe nell’immediato decine di migliaia di profughi poverissimi in Cina. In prospettiva, significherebbe anche la perdita di un alleato e, con la conseguente riunificazione della Corea, porterebbe le migliaia di soldati americani ancora presenti nel sud della penisola sui confini della Cina. Prospettive che Pechino cercherà di evitare con tutte le sue forze. Anche la Cina non invierà una delegazione ai funerali del leader nordcoreano, che si terranno a Pyongyang il 28 e 29 dicembre. «La stessa Repubblica democratica di Corea ha detto con chiarezza che nessuna delegazione straniera verrà invitata». Un’indicazione, secondo alcuni analisti, che a Pyongyang il regime non si sente abbastanza sicuro da accettare la presenza di osservatori alle cerimonie, che si preannunciano grandiose.

Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, e il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, hanno avuto un colloquio telefonico sulla situazione nella Corea del Nord, dopo la morte di Kim Jong Il. Lo ha riferito il ministero degli Esteri russo precisando che nella conversazione si è parlato della transizione a Pyongyang.

Nel frattempo, Kim Jong Un ha emesso lunedì il suo primo ordine militare, alcune ore prima che fosse data notizia della morte del padre. Lo ha riferito l’agenzia sudcoreana Yonhap, che cita fonti di Seoul secondo cui l’ordine dimostra che il ventottenne ha il pieno controllo delle forze armate. Il giovane Kim Jong Un, che dal settembre 2010 ha il grado di generale a quattro stelle ed è vicepresidente della Commissione militare centrale, aveva dato disposizione che tutti i militari impegnati in missioni di addestramento o in esercitazioni rientrassero nelle loro basi. I vertici militari delle forze armate nordcoreane, forti di un milione di uomini, hanno un ruolo chiave nello schema di potere del regime comunista.

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