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La Cina alza ancora i tassi di interesse

· Per contrastare l’inflazione e scongiurare bolle speculative ·

La Banca centrale della Cina ha aumentato da oggi i tassi di interesse dello 0,25 per cento. Per i depositi a 12 mesi i tassi salgono al 3,25 per cento, mentre per i prestiti a 12 mesi il costo aumenta al 6,31 per cento. La precedente stretta monetaria, sempre di 0,25 per cento, era stata fatta lo scorso 8 febbraio. Dallo scorso mese di ottobre, la Cina ha alzato i tassi di interesse quattro volte. Con queste misure, Pechino intende contrastare il surriscaldamento dell’inflazione, che ormai viaggia al 4,9 per cento, ben sopra l'obiettivo del 4 per cento fissato dal Governo, e scongiurare il rischio di bolle speculative.

Un autorevole istituto di ricerca australiano ha frattanto avvertito che la Cina starebbe guadagnando sempre più potere politico nel Pacifico grazie a una rapida espansione di prestiti di favore agli Stati-arcipelago della regione. Secondo un rapporto diffuso dal Lowy Institute e ripreso dall’Ansa, dal 2005 la Cina avrebbe prestato più di 600 milioni di dollari ai Paesi del Pacifico, con un periodo di grazia di 5 anni sui rimborsi. In particolare, i prestiti della Cina a Tonga sono pari al 32 per cento del suo prodotto interno lordo e l'indebitamento potrà imporre tagli ai servizi vitali di sanità e istruzione. Fortemente indebitate con Pechino — rileva sempre il rapporto internazionale — anche Samoa e le isole Cook, per il 16 per cento del pil. Una recente indagine condotta in tutta la regione conferma la crescente influenza della Cina, che a Vanuatu è percepita come il miglior partner, con il 32,9 per cento dei consensi rispetto al 15,3 per cento degli Stati Uniti e il 14,1 per cento dell’Australia. In Papua Nuova Guinea la Cina è seconda con il 13,1 per cento dopo l’Australia, principale donatrice, al 40,5 per cento, mentre nelle Figi gli Stati Uniti e la Cina si dividono il primo posto con il 44,9 per cento dei consensi.

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25 agosto 2019

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