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La Chiesa veglia sul diritto alla vita e sui diritti della famiglia

· Il discorso di Benedetto XVI al nuovo ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede ·

La preoccupazione del Papa per le difficoltà economiche del Paese e per alcune forme di ostilità contro la fede

La Chiesa veglia sul diritto alla vita e sui diritti della famiglia. Lo sottolinea Benedetto XVI nel discorso a María Jesús Figa López-Palop, nuovo ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede, ricevuto nella mattina di sabato 16 aprile, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali. Il Papa ha ribadito che la vita è sacra e nessuno può disporre di essa arbitrariamente e ha posto l’accento sul fatto che la Chiesa sostiene misure economiche, sociali e giuridiche affinché l’uomo e la donna che contraggono matrimonio e formano una famiglia abbiano il sostegno necessario per compiere la loro vocazione di essere santuario dell’amore e della vita. Il Pontefice ha fatto riferimento alla situazione di grande difficoltà economica su scala mondiale che attanaglia anche la Spagna, con risultati veramente preoccupanti, soprattutto nel campo della disoccupazione, che genera sconforto e frustrazione soprattutto nei giovani e nelle famiglie meno favorite. Al riguardo il Pontefice ha invitato quanti hanno responsabilità pubbliche a cercare il cammino di una ripresa vantaggiosa per l’intera società. Nello stesso tempo il Papa ha sottolineato con soddisfazione la benemerita azione che le istituzioni cattoliche stanno portando avanti per andare prontamente in aiuto dei più bisognosi. Benedetto XVI ha poi evidenziato che in certi ambienti si tende a considerare la religione come un fattore socialmente insignificante, e addirittura molesto: ciò non giustifica il fatto che si cerchi di emarginarla, a volte mediante la diffamazione, la beffa, la discriminazione e persino l’indifferenza dinanzi a episodi di chiara profanazione, poiché così si viola il diritto fondamentale alla libertà religiosa inerente alla dignità della persona umana. Il Pontefice ha infine fatto riferimento alla prossima visita in Spagna, ad agosto, per partecipare a Madrid alla celebrazione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù. Mi unisco con gioia, ha detto il Papa, agli sforzi e alle preghiere dei suoi organizzatori, che stanno preparando con cura un così importante evento, con l’anelito che rechi abbondanti frutti spirituali per la gioventù e per la Spagna. Il Pontefice, nello stesso tempo, ha ricordato l’aiuto generoso che sia il Governo del Paese sia le autorità autonome e locali stanno offrendo per il miglior esito possibile di un’iniziativa che attirerà l’attenzione di tutto il mondo e mostrerà ancora una volta la grandezza di cuore e di spirito degli spagnoli.

Ambasciatore,

Nel ricevere le Lettere Credenziali che accreditano Vostra Eccellenza come Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Spagna presso la Santa Sede, la ringrazio cordialmente per le parole che ha tenuto a rivolgermi, come pure per il deferente saluto che mi ha trasmesso da parte delle Loro Maestà il Re e la Regina, del Governo e del popolo spagnolo. Contraccambio con piacere, formulando i miei migliori voti di pace, di prosperità e di bene spirituale per tutti loro, particolarmente presenti nel mio ricordo e nella mia preghiera. Riceva il più cordiale benvenuto nell’iniziare la sua importante attività in questa Missione diplomatica, che può contare su secoli di brillante storia e su tanti illustri suoi predecessori.

Ho visitato recentemente Santiago de Compostela e Barcellona, e ricordo con gratitudine le tante attenzioni e manifestazioni di vicinanza e di affetto al Successore di Pietro da parte degli spagnoli e delle loro Autorità. Sono due luoghi emblematici, nei quali risaltano sia il fascino spirituale dell’Apostolo Giacomo sia la presenza di segni ammirevoli che invitano a guardare verso l’alto anche in un contesto plurale e complesso.

Durante la mia visita ho percepito molte dimostrazioni della vivacità della fede cattolica in queste terre, che hanno visto nascere tanti santi e che sono disseminate di cattedrali, di centri di accoglienza e di cultura, ispirati dal fecondo attaccamento e dalla fedeltà degli abitanti alle loro credenze religiose. Ciò comporta anche la responsabilità di relazioni diplomatiche fra Spagna e Santa Sede che cerchino di promuovere sempre, nel reciproco rispetto e nella collaborazione, all’interno della legittima autonomia dei loro rispettivi campi, tutto ciò che può suscitare il bene delle persone e lo sviluppo autentico dei loro diritti e delle loro libertà, che includono l’espressione della propria fede e della proprio coscienza, nella sfera sia pubblica sia privata.

Per il suo significativo iter nell’attività diplomatica, lei, Eccellenza, sa bene che la Chiesa, nell’esercizio della sua missione, ricerca il bene integrale di ogni popolo e dei suoi cittadini, agendo nell’ambito delle sue competenze e rispettando pienamente l’autonomia delle autorità civili, che apprezza e per le quali chiede a Dio che esercitino con generosità, onestà, abilità e giustizia il loro servizio alla società. Questo ambito nel quale confluiscono la missione della Chiesa e la funzione dello Stato, è stato inoltre plasmato in accordi bilaterali fra Spagna e Santa Sede sui principali aspetti d’interesse comune, che forniscono il supporto giuridico e la stabilità necessaria affinché le rispettive azioni e iniziative beneficino tutti.

L’inizio della sua alta responsabilità, Ambasciatore, avviene in una situazione di grande difficoltà economica su scala mondiale che attanaglia anche la Spagna, con risultati veramente preoccupanti, soprattutto nel campo della disoccupazione, che genera sconforto e frustrazione soprattutto nei giovani e nelle famiglie meno favorite. Ricordo sempre tutti i cittadini e chiedo all’Onnipotente d’illuminare quanti hanno responsabilità pubbliche affinché cerchino strenuamente il cammino di una ripresa vantaggiosa per l’intera società. In tal senso, vorrei sottolineare con soddisfazione la benemerita azione che le istituzioni cattoliche stanno portando avanti per andare prontamente in aiuto dei più bisognosi, e allo stesso tempo formulo voti per una crescente disponibilità alla cooperazione da parte di tutti in questo impegno solidale.

Con ciò la Chiesa mostra una caratteristica essenziale del suo essere, forse la più visibile e apprezzata da molti, credenti e non credenti. Ma essa intende andare al di là del semplice aiuto esterno e materiale e puntare al cuore della carità cristiana, per la quale il prossimo è innanzitutto una persona, un figlio di Dio, sempre bisognoso di fratellanza, di rispetto e di accoglienza in qualsiasi situazione si trovi.

In tal senso la Chiesa offre qualcosa che le è connaturale e che beneficia le persone e le nazioni: offre Cristo, speranza che incoraggia e rafforza, come un antidoto alla delusione di altre proposte fugaci e a un cuore carente di valori, che finisce con l’indurirsi al punto da non sapere percepire più l’autentico senso della vita e il perché delle cose. Questa speranza dà vita alla fiducia e alla collaborazione, cambiando così il cupo presente in forza d’animo per affrontare con speranza il futuro, sia della persona sia della famiglia e della società.

Malgrado ciò, come ho ricordato nel Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace 2011 , invece di vivere e di organizzare la società in modo tale da favorire l’apertura alla trascendenza (cfr. n. 9), non mancano forme, spesso sofisticate, di ostilità alla fede, che «si esprimono talvolta col rinnegamento della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e la cultura della maggioranza dei cittadini» (n. 13). Che in certi ambienti si tenda a considerare la religione come un fattore socialmente insignificante, e addirittura molesto, non giustifica il fatto che si cerchi di emarginarla, a volte mediante la diffamazione, la beffa, la discriminazione e persino l’indifferenza dinanzi a episodi di chiara profanazione, poiché così si viola il diritto fondamentale alla libertà religiosa inerente alla dignità della persona umana, che «è un’arma autentica della pace, perché può cambiare e migliorare il mondo» (cfr. n. 15).

Nella sua preoccupazione per ogni essere umano, in modo concreto e in tutte le sue dimensioni, la Chiesa veglia sui suoi diritti fondamentali, in dialogo sincero con tutti coloro che contribuiscono a renderli effettivi e a non farli limitare. Veglia sul diritto alla vita umana dal suo inizio al suo termine naturale, poiché la vita è sacra e nessuno può disporre di essa arbitrariamente. Veglia sulla tutela e sull’aiuto alla famiglia, e sostiene misure economiche, sociali e giuridiche affinché l’uomo e la donna che contraggono matrimonio e formano una famiglia abbiano il sostegno necessario per compiere la loro vocazione di essere santuario dell’amore e della vita. Sostiene anche un’educazione che includa i valori morali e religiosi secondo le convinzioni dei genitori, come è loro diritto, e come si addice allo sviluppo integrale dei giovani. E, per lo stesso motivo, un’educazione che includa anche l’insegnamento della religione cattolica in tutti i centri per quanti la scelgono, come è stabilito nello stesso ordinamento giuridico.

Prima di concludere, desidero fare un riferimento alla mia nuova visita in Spagna per partecipare a Madrid, il prossimo mese di agosto, alla celebrazione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù. Mi unisco con gioia agli sforzi e alle preghiere dei suoi organizzatori, che stanno preparando con cura un così importante evento, con l’anelito che rechi abbondanti frutti spirituali per la gioventù e per la Spagna. Mi sono altresì noti la disponibilità, la cooperazione e l’aiuto generoso che sia il Governo della Nazione sia le Autorità autonome e locali stanno offrendo per il migliore esito possibile di un’iniziativa che attirerà l’attenzione di tutto il mondo e mostrerà ancora una volta la grandezza di cuore e di spirito degli spagnoli.

Ambasciatore, le formulo i miei voti migliori per lo svolgimento dell’alta missione che le è stata affidata, affinché le relazioni fra Spagna e la Santa Sede si consolidino e progrediscano, e allo stesso tempo l’assicuro della grande stima che il Papa nutre per il sempre amato popolo spagnolo. La prego anche di farsi interprete dei miei sentimenti presso i Reali di Spagna e le altre Autorità delle Nazione, e allo stesso tempo invoco abbondanti benedizioni dell’Altissimo su di lei, Eccellenza, sulla sua famiglia che oggi l’accompagna, come pure sui suoi collaboratori e sul nobile popolo spagnolo.

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