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La Chiesa non deve perdere questo treno

· A colloquio con dom Alessandro Barban ·

A breve, si apriranno due sinodi sulla famiglia, fa notare Giulia Galeotti ad Alessandro Barban, dal 2011 eletto alla guida dell’ordine dei camaldolesi. «Sono occasioni preziose: si deve avere il coraggio di affrontare il nodo antropologico legato alla sessualità. Sono curioso di sapere se nell’assemblea sinodale ci sarà veramente libertà di parola. Sarebbe indispensabile un clima di ascolto reciproco. 

È inutile parlare della famiglia se non parliamo di questi snodi fondamentali. A oggi, le alternative previste per le donne sono ancora due: o in famiglia o in convento. Eppure ci sono tantissime donne che fanno scelte differenti, originali: dobbiamo fare una teologia che ne tenga conto. C’è un ritardo di approccio. Dobbiamo recuperare la dignità, l’umanità nella reciprocità. Il messaggio deve essere uno: tu, donna, sei importante nella comunità ecclesiale, e puoi essere ascoltata. Se la Chiesa riuscisse a mettere in luce questa dimensione, cambierebbe davvero qualche cosa».

«Noi maschi nella Chiesa — conclude Barban — studiamo Maria ma non riusciamo ad arrivare alla contemporaneità, a un’antropologia biblica dell’Adam maschio e femmina. Ancora oggi la donna è la costola, e stop. Se leggiamo il catechismo, troviamo questo tipo di impostazione. Per questo continuiamo a ragionare così, quando invece servirebbe una maturazione differente nel maschile, volta ad accogliere la reciprocità. Ci sentiamo sempre un gradino più in alto di voi donne. Se negli istituti molte donne lasciano, è anche perché la struttura è molto maschile. Devono cambiare i parametri: è un’occasione storica per la Chiesa, che non può davvero perdere questo treno».

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14 ottobre 2019

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