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La chiesa luogo di misericordia e di accoglienza

· Il cardinale Bertone a Sant'Agata dei Goti ·

Celebrare novecento anni di un tempio cristiano non significa perdersi nel passato o idealizzarlo ma prendere coscienza che è possibile, nella società di oggi, fare esperienza dell'amore di Dio vivendo la chiesa come luogo di misericordia e di accoglienza per tutti. È con un invito a rilanciare evangelizzazione e testimonianza che il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, si è rivolto alla comunità di Sant'Agata dei Goti, nel beneventano, domenica 12 settembre, celebrando la messa per il nono centenario della dedicazione della chiesa di San Menna, appena restaurata.

Il cardinale ha portato innanzitutto «il saluto e la benedizione del nostro amato Papa. Egli vi incoraggia a percorrere la strada segnata dai vostri antichi padri e a mantenere sempre viva e attuale la testimonianza di fede che avete ereditato». Un incoraggiamento che trova espressione concreta proprio nell'antica chiesa di San Menna, «gioiello di storia e di arte», «dove tutto parla di fede e di armonia» ha detto il porporato e dove «noi sentiamo più che mai vivo il legame con il nostro comune e glorioso passato, e ne traiamo energie sempre nuove per camminare nel presente e, con speranza cristiana, preparare il futuro per le giovani generazioni».

Consacrata il 4 settembre 1110 da Papa Pasquale ii la chiesa, sul modello di Montecassino, è sempre stata «punto di riferimento e di forte ripresa del genuino spirito evangelico». San Menna, vissuto nel vi secolo, è ancora oggi veneratissimo dalla gente, tanto che il vescovo di Cerreto Sannita - Telese - Sant'Agata dei Goti, monsignore Michele De Rosa, ha voluto dedicargli un anno di celebrazioni, concluso domenica dal cardinale Bertone. Ma «perché tutto ciò non rimanga soltanto il ricordo di un lontano passato» i cristiani di oggi devono riscoprire le proprie radici e «prendere sempre più coscienza di quanto la fede cristiana abbia segnato il vostro territorio».

Riflettendo sulle pagine della Sacra Scrittura della liturgia domenicale, il segretario di Stato ha indicato nella «misericordia» e nella «conversione» le due parole chiave. Si tocca con mano, ha spiegato, «il realismo della storia d'amore tra Dio e il suo popolo. La sua fedeltà è immutabile, ma appartiene a un Cuore vivo, palpitante». Inoltre ha rilevato «l'importanza della preghiera di intercessione» perché «Dio si lascia commuovere da un uomo, usa misericordia e concede di nuovo la sua fiducia a un popolo che non aveva esitato a tradirlo. Questa infinita misericordia di Dio non finisce di sorprenderci. Dio stesso sembra comprendere che questo è il solo atteggiamento capace di rimettere l'uomo sulla via giusta, di sostenerlo, di spingerlo e di incoraggiarlo a compiere il bene».

Il cardinale ha poi indicato l'esempio di san Paolo che «sperimenta in prima persona la misericordia di Dio e diventa capace di camminare, anzi, di correre lungo questa strada. Con tutto il cuore e con tutte le forze Paolo corrisponde alla grazia che gli è andata incontro e che lo ha cambiato. Così l'apostolo, con la sua predicazione e la sua testimonianza, ha permesso a Cristo Signore di cambiare il cuore di tanti altri uomini e donne, portando dovunque il Vangelo della misericordia di Dio in Gesù Cristo».

Misericordia e conversione trovano forse l'espressione più alta nella parabola del figliol prodigo che «parla del viaggio che ciascuno di noi deve compiere verso la verità dell'esistenza, del ritorno verso la “casa” da cui proveniamo, dove abbiamo sempre abitato e della quale, pur nelle traversie della vita, riscopriamo il valore e la bellezza». Essere cristiani, infatti, resta sempre «una gioia e una festa».

Attualizzando la verità evangelica nella realtà concreta di Sant'Agata dei Goti, il cardinale Bertone ha rimarcato come «da novecento anni questa casa ospita la festa di Dio con il suo popolo, di generazione in generazione. Lo è stata per i vostri avi, per i vostri genitori e lo sarà ancora per i vostri figli e per le generazioni che verranno. Il Signore ha edificato questo tempio, con la collaborazione degli uomini, per farli partecipi del suo piano di salvezza. Per mano di uomini ha scelto di abitare fra le loro case, cosicché anche oggi possiamo fare esperienza di un Dio che ci è Padre, che è vicino a noi, cammina accanto a noi, si commuove e ci sostiene, secondo l'esperienza degli antichi padri».

«In questo luogo santo — ha proseguito — noi possiamo ascoltare le parole che, come al figliol prodigo e al fratello maggiore nella parabola, Dio rivolge a tutti noi: parole di misericordia, di bontà e di accoglienza; parole e segni che, attraverso il dono dei Sacramenti, ci fanno riscoprire la bellezza di essere figli, la gioia di essere cristiani e di appartenere a Lui».

«Per questo noi facciamo festa a questo edificio sacro, perché in esso si è manifestato l'amore infinito di Dio per gli uomini. Siamo qui perciò a fare memoria di un avvenimento di salvezza: del giorno in cui, terminato questo tempio e preparato a festa, il Signore è venuto a farci visita, a stare con noi e, nonostante le nostre piccole e grandi infedeltà, a rinnovare con noi il patto di amicizia, di amore e di misericordia».

La celebrazione più grande, però, riguarda non il glorioso edificio di pietra antica ma «il tempio di pietre vive che siamo noi, rinati alla fede, alla speranza e alla carità che Dio misericordioso ha saputo far fiorire nei cuori dei nostri padri. Questa casa comune è giunta a noi per la fede e la tenacia di coloro che ci hanno preceduto: rimanga anche in futuro segno di una Chiesa viva, testimonianza di una fede maturata e radicata nell'autentica esperienza di Dio. Essa, anche oggi, diventi luogo accogliente nel quale ognuno possa sperimentare l'abbraccio di misericordia e la paternità di Dio nel dono dei Sacramenti. Ogni giorno il Signore Gesù spezza il pane con noi e per noi: questo gesto ci aiuti a sentirci membra del suo Corpo mistico e a spezzare, a nostra volta, il pane della carità e della fraternità con i nostri fratelli».

Alla celebrazione presieduta dal cardinale segretario di Stato hanno partecipato tantissime persone. Presenti, tra gli altri, il vescovo De Rosa con il parroco di San Menna, don Franco Iannotta. Il porporato ha anche ricordato ai fedeli campani «il passaggio tra voi del Santo Padre Benedetto XVI, quando era ancora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in occasione del terzo centenario della nascita di sant'Alfonso Maria de' Liguori; e anche la mia venuta, quale segretario della stessa Congregazione. C'è un vincolo profondo che ci lega nella Chiesa e che, nella fede, si rinsalda e non viene mai meno».

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