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La Chiesa in dialogo con le verità degli altri

· Nella seconda giornata del viaggio in Portogallo il Papa ricorda che la missione dei cristiani è un servizio evangelico all'uomo e alla società ·

Per la Chiesa è l'ora dell'«audacia profetica», della ritrovata capacità di additare «nuovi mondi al mondo»: il Papa cita il poeta nazionale Luís de Camões per ricordare al Portogallo che il dialogo senza ambiguità e nel rispetto delle altre «verità» è una priorità alla quale i cristiani non possono sottrarsi. Perché — spiega — le diversità etniche, culturali e religiose non sono un ostacolo ma una risorsa per costruire «una cittadinanza mondiale fondata sui diritti umani e la responsabilità dei cittadini».

L'incontro con il mondo della cultura lusitana — momento centrale della seconda giornata del viaggio — ha offerto a Benedetto XVI l'occasione per ribadire l'importanza del dialogo tra cristianesimo e modernità. Un'opportunità già evidenziata martedì mattina nella conferenza stampa in aereo, quando il Pontefice aveva parlato dell'incontro tra fede e secolarismo come di una «chance» per un mondo sempre più pluralista e multiculturale.

L'annuncio della verità — ha sottolineato parlando mercoledì a intellettuali e artisti portoghesi — è «un servizio» che la Chiesa «offre alla società», aprendole «nuovi orizzonti di futuro, di grandezza e dignità». In questa missione i cristiani devono imparare a vivere insieme a chi non condivide la loro fede: «la convivenza della Chiesa con il rispetto delle altre ”verità”, o con la verità degli altri — ha precisato — è un apprendistato che la Chiesa stessa sta facendo». Vincendo la tentazione di alzare steccati o scavare fossati, essa comprende che «in questo rispetto dialogante si possono aprire nuove porte alla trasmissione della verità».

Per Papa Ratzinger la strada maestra resta quella del concilio Vaticano II, col quale la Chiesa — ha ricordato — «partendo da una rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica, prende sul serio e discerne, trasfigura e supera le critiche che sono alla base delle forze che hanno caratterizzato la modernità». In questo modo essa accoglie «il meglio delle istanze della modernità, da un lato superandole e, dall'altro evitando i suoi errori e vicoli senza uscita». Non a caso il Vaticano II «ha messo i presupposti per un autentico rinnovamento cattolico e per una nuova civiltà — la “civiltà dell'amore” — come servizio evangelico all'uomo e alla società».

Anche alla luce di questo insegnamento, la priorità pastorale è oggi quella di «fare di ogni donna e uomo cristiani una presenza raggiante della prospettiva evangelica in mezzo al mondo, nella famiglia, nella cultura, nell'economia, nella politica». Non bastano le strutture e i programmi ecclesiali — ha avvertito Benedetto XVI durante la messa celebrata martedì sera a Lisbona — tantomeno la mera distribuzione di poteri e funzioni. «Bisogna annunziare di nuovo con vigore e gioia — ha esortato — l'evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del cristianesimo, fulcro e sostegno della nostra fede».

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