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A rischio
il rispetto dei diritti umani

· Preoccupazione per il clima di violenza nelle Filippine ·

«Noi siamo contrari a queste uccisioni, così come siamo contrari al ritorno della pena di morte nella nazione. Stiamo incoraggiando tutti i gruppi cattolici a presentare ognuno la propria posizione, affinché vi possano essere suggerimenti e spunti importanti per risolvere la situazione. Dobbiamo, alla fine di questo percorso, individuare una “voce comune” che sia quella della Chiesa e del popolo che rappresenta»: in dichiarazioni rilasciate ad AsiaNews, il vescovo ausiliare di Manila, Broderick S. Pabillo, ribadisce la posizione dell’episcopato filippino sulla serie di omicidi che nelle ultime settimane hanno visto come vittime soprattutto presunti narcotrafficanti.

«La Chiesa vigila e vigilerà — sottolinea il presule — affinché non tornino gli anni bui», per allontanare «le ombre della dittatura militare di Ferdinando Marcos» (presidente della Repubblica fra il 1965 e il 1986). Tuttavia, per riuscirci, «è necessaria unità e compattezza nel denunciare ogni deriva giustizialista».

La “guerra” ai trafficanti di droga ha già provocato duemila morti, ma alcuni gruppi della società civile parlano del doppio. E non si registrano inchieste contro chi, come raccontano alcune denunce, ha aperto il fuoco contro persone spesso disarmate. Gli esecutori materiali di questi omicidi extra giudiziari — accusano i vescovi — sono gruppi che a vario titolo, e spesso impuniti, compiono veri e propri raid armati.

A rischio è il rispetto dei diritti umani, spiega monsignor Pabillo, poiché, tra l’altro, «non è ben chiaro se queste vittime siano davvero trafficanti di droga o se vengano uccise per altri motivi e in altri ambiti».

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20 luglio 2019

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