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La Chiesa è madre

· All'udienza generale il Pontefice parla della fede e in una lettera risponde agli interrogativi di un non credente ·

Nell'incontro con i rifugiati assistiti a Roma dal Centro Astalli un forte appello all'accoglienza e a non avere paura delle differenze

«Tutti partecipiamo della maternità della Chiesa». Nel giorno in cui viene resa nota la lettera che Papa Francesco ha inviato al fondatore del quotidiano italiano «la Repubblica», Eugenio Scalfari, per rispondere ad alcune domande sulla fede postegli in due recenti articoli, riprendono le catechesi sulla Chiesa. Che il Pontefice descrive ai fedeli come «una mamma» che genera alla vita e sa «perdonare» e «comprendere» i suoi figli, accompagnandoli «sempre — spiega durante l’incontro di mercoledì 11 settembre in piazza San Pietro — con le sue attenzioni, con il suo affetto, con il suo amore, anche quando sono grandi».

Una maternità che la Chiesa esprime soprattutto nell’accoglienza riservata ai poveri e agli ultimi, come ha ribadito lo stesso Papa Francesco nel pomeriggio di martedì 10, abbracciando i rifugiati assistiti dal Centro Astalli di Roma. Nel suo discorso il Pontefice ha usato parole forti per reclamare il loro diritto a essere considerati parte viva della società e per ricordare che la solidarietà non è una «parolaccia» ma qualcosa che appartiene a ogni uomo, perché è «la nostra parola».

Il Santo Padre non ha mancato di rivolgersi alle parrocchie e alle comunità religiose, chiamandole a gesti concreti per venire incontro ai rifugiati che sono da considerare come «la carne di Cristo». E in proposito ha osservato: «Quante volte non sappiamo o non vogliamo dare voce alla voce di chi ha sofferto e soffre, di chi ha visto calpestare i propri diritti, di chi ha vissuto tanta violenza che ha soffocato anche il desiderio di avere giustizia!».

La lettera di Papa Francesco a Eugenio Scalfari

La catechesi all'udienza generale

Il discorso al Centro Astalli

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22 novembre 2019

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