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La Chiesa difende ogni vita

· Un comunicato dei vescovi in Irlanda su un caso di aborto negato ·

«Le morti della signora Savita Halappanavar e del bambino che aveva in grembo, avvenute presso l’ospedale universitario di Galway, il 28 ottobre, è stata una tragedia personale devastante per il marito e la famiglia che ha stupito il nostro Paese. Condividiamo l’angoscia e il dolore espresso da tanti per la perdita tragica di una madre e del figlio in queste circostanze ed esprimiamo la nostra solidarietà alla famiglia della signora Hallapanavar e a tutte le persone colpite da eventi simili». Lo hanno sottolineato, in un comunicato, i vescovi dell’Irlanda, intervenendo in merito alla vicenda della donna deceduta dopo che i medici dell’ospedale si sarebbero rifiutati di praticare l’aborto alla diciasettesima settimana di gravidanza. Sulla vicenda, che ha innescato accese polemiche in Irlanda, sono state avviate alcune inchieste giudiziarie e alcuni partiti politici hanno esortato il Governo a riaprire il dibattito sul tema dell’aborto.

Nel comunicato della Conferenza episcopale d’Irlanda, pubblicato al termine di una riunione dello Standing commitee, si richiamano, in particolare una serie di insegnamenti morali della Chiesa sul tema, a partire dalla considerazione che la vita della madre e del suo bambino devono essere protette in eguale misura. A tale riguardo, si ricorda infatti che la Chiesa cattolica «non ha mai insegnato che la vita di un bambino nel grembo materno debba essere preferita a quella della madre. In virtù della comune umanità una madre e il suo bambino non ancora nato sono entrambi sacri e con eguale diritto a vivere». Nel testo si puntualizza, altresì,  che «quando una donna in stato di gravidanza gravemente malata ha bisogno di cure mediche che possano mettere a rischio la vita del proprio bambino» tali trattamenti «sono eticamente ammissibili se ogni tentativo è stato fatto per salvare la vita di entrambi».

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21 maggio 2019

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