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​La chiesa di San Luigi dei francesi
compie cinque secoli

«La memoria degli oggetti, San Luigi 1518-2018» è il titolo della mostra inaugurata l’11 maggio scorso a San Luigi dei francesi, a Roma, in occasione dei cinquecento anni dalla costruzione della chiesa. Erano presenti il cardinale Paul Poupard, prefetto emerito del Pontificio consiglio per la cultura, e l’ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, Philippe Zeller. Allestita nel chiostro della chiesa, attraverso documenti, libri e oggetti liturgici, la mostra ricostituisce i grandi avvenimenti della storia di Francia dell’ultimo mezzo millenario. «Quest’anniversario mi rallegra particolarmente per la sua grande portata culturale» ha dichiarato all’Osservatore Romano il cardinale Poupard, che da sessant’anni partecipa attivamente alla vita di questo simbolo della presenza francese a Roma. «La memoria è sempre la speranza del futuro» ha aggiunto il porporato, sottolineando come nei secoli la chiesa sia stata un vero e proprio crocevia della vita intellettuale cattolica. L’obiettivo dell’esposizione — che chiuderà il 31 maggio — è anche quello di illustrare le quattro grandi funzioni del complesso di San Luigi: preghiera, diplomazia, accoglienza e studio. Di quest’ultima dà ulteriore prova la famosa biblioteca dei monaci — interamente rinnovata negli ultimi anni — che contiene migliaia di volumi di valore inestimabile. La chiesa barocca realizzata da Domenico Fontana e ubicata a pochi passi da Piazza Navona è tuttora meta prediletta di fedeli e turisti, in particolare per la presenza della celeberrima Vocazione di san Matteo di Caravaggio. Lo stesso Papa Francesco aveva rivelato — nella prima intervista concessa alla «Civiltà Cattolica» nel 2013 — di andare molto spesso a contemplare il quadro cinquecentesco della chiesa francese quando, da arcivescovo, soggiornava a Roma in via della Scrofa.

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15 novembre 2019

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