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La Chiesa di fronte
alla condizione delle donne oggi

Dal 29 al 31 maggio nella Casina Pio IV in Vaticano si svolge il seminario internazionale organizzato da «donne chiesa mondo», mensile dell’Osservatore Romano, sul tema «La Chiesa di fronte alla condizione delle donne oggi». I lavori del seminario — che si concluderanno domenica con la messa celebrata dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, nella chiesa romana di Santa Maria sopra Minerva — verranno trasmessi in diretta streaming sul sito del nostro giornale. Nell'edizione cartacea invece sono stati pubblicati stralci di alcuni degli interventi in programma nella prima sessione del convegno dedicata al tema della violenza.

Suor Yudith, seconda da  sinistra,  in Sud Sudan

“L’uso dello stupro come arma di guerra nei campi di sfollati interni è stato riconosciuto come la situazione più atroce” racconta Yudith Pereira Rico — religiosa spagnola che ha vissuto 17 anni in Africa occidentale dirigendo progetti educativi, pastorali e di promozione della donna in Guinea e Camerun, responsabile dal gennaio 2014 dell’ufficio internazionale di Solidarity with South Sudan — citando la testimonianza di Zainab Hawa Bangura, rappresentante delle Nazioni Unite per la violenza sessuale in situazioni di conflitto armato: «Le persone trasferite nei campi affrontano una situazione d’insicurezza cronica, condizioni di vita inimmaginabili, seri problemi di protezione e una violenza sessuale senza freni. Il cibo offerto nei campi è insufficiente, per cui le donne devono uscire per andare a cercare la legna per cucinare, attraversando diversi controlli dell’esercito, dove vengono sistematicamente violentate”.

Dei disastri provocati dall'ideologia che tende a legittimare l'aborto parla Caroline Roux, giornalista francese delegata generale aggiunta di Alliance Vita e direttrice di «Vita International».

Non esiste propriamente parlando un “diritto all’aborto” nei nostri Paesi, anche se ci si sta avvicinando sempre più, e certe correnti stanno cercando di iscriverlo nei rapporti internazionali all’Onu o in seno a istanze europee, scrive Caroline Roux. L’aborto è regolamentato nella maggior parte dei Paesi, con disparità sulle condizioni di accesso, quali che siano le cause per farvi ricorso o i termini da osservare. Si stima (dati del 2014) che 44 milioni di aborti all’anno siano stati praticati nel mondo per 139 milioni di nascite.

La nostra missione più urgente oggi, continua la giornalista francese, è di lottare contro l’idea del fatto inevitabile. E di dare fiducia alla fecondità della vita. È il dramma della legge e della sua banalizzazione a impedire a tante persone di offrire un aiuto adeguato.

La misericordia è un punto chiave. Tante donne e tanti uomini che si sono confrontati con l’aborto non hanno accesso alla misericordia e si rinchiudono in giustificazioni o in un dolore da cui non si riprendono più. Non ci sono risposte automatiche. Anche la stima di sé va riacquistata. Papa Francesco ha posto un accento particolare su questo tema per l’anno della Misericordia. È un forte appello alla consolazione.

La paternità e la maternità responsabili. Non si tratta di rimettere in discussione il bisogno di esercitare la maternità e la paternità in modo responsabile, ma d’interrogarsi su questa ingiunzione a utilizzare modalità mediche per bloccare la fecondità con effetti sul corpo, sulla psiche, sui comportamenti, sui rapporti tra gli uomini e le donne.

Ci sono altri mezzi più in armonia con i ritmi biologici del corpo per distanziare le nascite, ma molto spesso non vengono promossi poiché non richiedono un controllo medicalizzato della fecondità ma l’assunzione condivisa di responsabilità nella coppia, tenendo conto della fertilità intermittente delle donne. Questo introduce la questione dell’impegno, dell’educazione alla vita affettiva, al significato della sessualità.

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20 maggio 2019

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