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La cena che verrà

· Nell’ultimo romanzo di Francesca Romana de’ Angelis ·

Roma, luglio 2000: guardando il calendario Clara, titolare di una sartoria con l’amica e compagna di scuola Teresa, si accorge che sono trent’anni esatti dall’esame di maturità. La donna decide allora di “convocare” gli ex ragazzi della III A, e tre insegnanti, per una cena nella pizzeria in cui — ai tempi del liceo — festeggiavano la fine delle lezioni.

Pierre-Auguste Renoir, «La colazione dei canottieri» (1880-1882)

Nelle sapienti mani di Francesca Romana de’ Angelis questa trama — più volte indagata dalla letteratura e dal cinema — acquista un sapore particolarissimo. Se non è ancora la felicità (Roma, Emersioni 2019, pagine 142, euro 15,50), infatti, l’ultimo romanzo della scrittrice e italianista, è costruito tessendo e intrecciando i fili di venti racconti che presentano gli imminenti commensali. E se il lettore non incontrerà mai la tavolata, avrà però tutti gli elementi per immaginarla, dandole la forma che vorrà.

Il romanzo conferma la cura e la passione di de’ Angelis per le parole e la lingua. Ogni immagine è frutto di attenzione, nulla è lasciato al caso. Nulla di improvvisato. Le parole sono lavorate per costruire le persone, e tra i tanti personaggi spicca Emma che, rifiutandosi di vedere l’amato nonno rinchiuso in un ospizio, fuggirà con lui a Roma.

Passando di linguaggio in linguaggio, di registro in registro, de’ Angelis dà vita a personaggi molto diversi tra loro, a dimostrazione di quanto anche un mondo in apparenza omologo — come può esserlo quello di una classe scolastica — possa nascondere differenze profonde. Le dinamiche tra compagni, e tra compagni e professori, le amicizie e gli amori, i vincenti e gli esclusi, le dinamiche familiari: all’indomani del Sessantotto, gli anni di liceo si allungano nel romanzo fino ad accompagnare o a scontrarsi con il loro quotidiano di cinquantenni. Il tutto con un’attenzione particolare per gli odori: della scuola, del passato, di ciò che sembrava superato per sempre, di quel che ora è.

Sebbene sia stata l’amarezza dell’imminente cinquantesimo compleanno ad aver suggerito a Clara l’idea della cena, il dato particolare del libro è che la prospettiva di un nuovo incontro con i compagni di classe non paralizza nessuno nella malinconia. Né i vicini né i lontani, né quelli che verranno né quelli che — per scelta o per necessità —, mancheranno all’appuntamento. Non tutti hanno bilanci positivi da presentare al tavolo, anzi molto probabilmente sono di più quelli non rosei. Eppure nella ex III A, sebbene a tanti la data dei cinquant’anni evochi «molto passato e poco futuro», la prospettiva della cena funge da scossa per il cambiamento. Confrontarsi con quello che si è stati dona coraggio e forza, non rammarico o rimpianti. Il ricordo potente degli anni scolastici — anni anche difficili, de’ Angelis non sposa il mito dei bei tempi andati — diventa la molla per riprendere, dopo decenni, a sognare.

I ricordi ovviamente sono diversi. Perché dietro quelle mattine passate tutti insieme, tutti della stessa età, tutti sugli stessi banchi a fare le stesse cose, ci sono i rivoli delle singole storie e personalità. «“Gli anni del liceo” rispose Cesare sorpreso. E cominciò a ricordare. Odissea nello spazio, i Beatles, l’uomo sulla luna, Woodstock, il Cagliari di Gigi Riva, Italia-Germania 4-3. Tommaso gli sorrise. Certo quegli anni li ricordava belli, ma (…) i suoi ricordi erano diversi. La guerra del Vietnam, l’assassinio di Martin Luther King, la primavera di Praga, piazza Fontana, il divorzio. E Italia-Germania. Avevano vissuto fianco a fianco per anni e l’unico ricordo che avevano in comune» era una partita di pallone.

di Giulia Galeotti

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05 dicembre 2019

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