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La carità
non passa mai

· Conclusa a Tangeri l’assemblea della Conferenza dei vescovi della regione nord dell’Africa ·

Tangeri, 12. I migranti e la loro accoglienza: questo il tema centrale dell’assemblea della Conferenza dei vescovi della regione nord dell’Africa (Conference Episcopale Régionale du Nord de l’Afrique, Cerna) svoltasi nei giorni scorsi a Tangeri, in Marocco. 

Nel comunicato finale diffuso al termine dei lavori e siglato da monsignor Paul Desfarges, presidente dell’organismo e vescovo di Costantine, viene innanzitutto scattata un’istantanea delle singole Chiese: in Tunisia, si sottolinea come la Chiesa cattolica guardi «con fiducia al cammino del Paese dopo la rivoluzione del 2011», nonostante «le difficoltà e le prove» affrontate, come l’attentato al museo nazionale del Bardo, avvenuto a marzo 2015. In particolare, la Chiesa in Tunisia prosegue il suo lavoro nei settori dell’educazione e della carità, in solidarietà con i migranti che arrivano nel Paese. La Chiesa in Marocco, invece, guarda al dialogo interreligioso e punta su iniziative pastorali rivolte ai giovani e sui servizi per le persone in difficoltà, senza dimenticare che «la comunità cristiana locale si evolve anche con la nuova presenza dei migranti».

Quanto all’Algeria, la Conferenza dei vescovi della regione nord dell’Africa ha ricordato le difficoltà del Paese di fronte al crollo del prezzo del petrolio, nonché i preparativi della Chiesa per il centenario della morte di Charles de Foucauld, che ricorrerà il 1° dicembre prossimo, e il ventennale della morte dei monaci di Tibhirine, scomparsi nel marzo 1996. Per quanto riguarda la Libia, dove si sta lavorando con difficoltà a un Governo di unità nazionale, la Cerna sottolinea che proprio a causa della crisi del Paese, nessun presule è potuto intervenire all’assemblea di Tangeri. Tuttavia, tramite corrispondenza, i vescovi nordafricani sono stati informati sulle problematiche che sta vivendo la Chiesa in Libia «in questo tempo di crisi, con la partenza di molti lavoratori espatriati e la situazione precaria che vivono i migranti. Qualche comunità religiosa prosegue coraggiosamente il suo servizio — si legge nel comunicato — sperando che le parti in causa arrivino a restaurare la pace e la stabilità e che per il Paese e la Chiesa locale sia possibile un nuovo corso».

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15 dicembre 2017

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