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La carità forma della giustizia

· L'omaggio dell'Unesco a madre Teresa di Calcutta ·

In occasione del centesimo anniversario della nascita di madre Teresa di Calcutta (1910-1997), nel pomeriggio di martedì 14 a Parigi, presso la sede dell'Unesco, si è svolto l'incontro «Hommage à Mère Terese», nel corso del quale è stato presentato un documentario sulla vita e sull'opera della beata religiosa premio Nobel per la pace 1979. All'intervento di Irina Bokova, direttore generale dell'Unesco, è seguito il discorso dell'osservatore permanente della Santa Sede presso l'Unesco, del quale pubblichiamo stralci.

Missionaria, vale a dire madre, della carità, vale a dire di Dio. La vita santa di madre Teresa si è svolta interamente sotto il segno dell'amore di Cristo. Mi spiego con questo aneddoto. Il giorno delle esequie di madre Teresa, celebrate nello stadio di Calcutta, le suore avevano preparato l'altare per la messa e, come previsto dal rito, avevano posto un crocifisso dipinto da un artista induista come dono per madre Teresa. Prima dell'arrivo del feretro, giunse il ministro per i culti, il quale disse: «Bisogna togliere la croce, perché si tratta di esequie di Stato e per rispetto delle altre religioni». Le suore non sapevano cosa fare. Rispettare le regole della Chiesa o l'indicazione del ministro. Fortunatamente il primo ministro dell'India arrivò prima delle altre personalità. Allora le suore gli sottoposero il problema. E il primo ministro affermò immediatamente: «Se è per questo Uomo che questa donna ha fatto tutto ciò, la croce resta dov'è».

Madre Teresa non ha voluto dare un modello sociale, politico o statale per la vita in comune. La sua esistenza e la sua attività mostrano che se non si mette l'amore al centro della propria vita, non si ha un orientamento vero. Madre Teresa non ha utilizzato una filosofia politica e neppure un'analisi sociale, si è messa semplicemente a rispondere alla sete di Cristo e, per amore, a dare la propria vita per elevare l'uomo, soprattutto i più poveri fra i poveri.

Madre Teresa non ha fatto ricorso alla battaglia politica per edificare una società che fosse più giusta possibile. Non ha voluto mettersi al posto dello Stato. Ma non è restata estranea alla lotta per la giustizia. Ha lottato con la tenerezza e l'efficacia dell'amore.

La beata ha mostrato che l'amore — caritas — sarà sempre necessario, persino nella società più giusta. Non c'è alcun ordine giusto dello Stato che possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Colui che vuole liberarsi dell'amore si prepara a liberarsi dell'uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre la sofferenza, che richiede consolazione e aiuto. Ci sarà sempre la solitudine. Nello stesso modo, ci saranno sempre situazioni di necessità materiale, per le quali è indispensabile un aiuto, nel senso di un amore concreto per il prossimo.

Madre Teresa ha guarito l'amore e riabilitato l'affettività in un mondo troppo spesso contratto nelle sue razionalità molto rigide e nei suoi sentimenti ridotti a emozioni. Ha mostrato che si può educare, ossia far nascere e crescere l'uomo che è in noi, con un autentico affetto gratuito — non bisogna fare ricatti affettivi che perturbano l'educazione, l'aiuto — esternato — occorre che i poveri e i bambini non solo siano amati, ma che sappiano anche di essere amati — casto — vale a dire un modo di gestire l'affettività che non rinchiuda il giovane nel desiderio proprio dell'educatore, ma che vegli per rendere autonoma la sua affettività.

Madre Teresa ha difeso ogni vita umana, la vita d'ogni essere debole in ogni istante: dalla vita che nasce alla vita che muore, con famiglie per accogliere la vita e rifugi per accogliere i morenti. Non bisogna dimenticare che ha iniziato il suo «lavoro» di assistenza ai morenti affittando l'antico ostello per i pellegrini vicino al tempio di Kali a Kalighat (Calcutta).

Quando per la prima volta ho scoperto che lo spirito di madre Teresa consisteva non solo nell'amorevole fiducia ( loving trust ) e in un abbandono totale ( total surrender ), ma anche nella gioia ( cheerfulness ), sono rimasto sorpreso. Sì, sono rimasto sorpreso dalla gioia!

In seguito, quando ho incontrato questa santa donna e le sue suore, ho visto il suo e il loro sorriso, la sua e la loro gioia, condivisa nel donare cibo, vestiti, un rifugio, ma soprattutto donando se stesse con gioia a Dio e volgendosi con tenerezza ai poveri. Ho capito ancora meglio che il Vangelo è quella felice, gioiosa verità che si comunica con e attraverso la gioia.

La frase che mi ha colpito di più a tale proposito è: «Non lasciate mai che la tristezza vi invada al punto da farvi dimenticare la gioia di Cristo risorto».

In conclusione, il genere umano vive grazie a poche persone, che sono le vere protagoniste della storia: se non esistessero il mondo perirebbe. Madre Teresa è una di queste persone. La loro grande personalità, con la loro testimonianza, forgia la cultura dei popoli e dell'umanità intera. Madre Teresa, ma non solo lei, ha offerto e offre una visione più grande e umana della vita, ha aperto e c'insegna a mantenere aperti orizzonti nuovi per la vita di tutto il mondo. In tal modo ha creato una vera cultura, attraverso la quale l'uomo diviene più uomo, cresce nella sua umanità. Al centro di questa testimonianza, che la rende protagonista, vi è un segreto che non si può censurare o ridurre a qualcosa di privato. Il presidente della repubblica dell'India l'ha riconosciuto, non censurando il crocifisso durante le esequie di madre Teresa. La vita spirituale di questa donna ha mostrato la sua grande fecondità. Ha donato un'anima a una vera cultura dell'uomo, ci ha insegnato un nuovo modo di guardare l'uomo, ogni essere umano, soprattutto quando è debole, sfigurato, molto povero, persino quando è nascosto nel grembo materno. Ci ha insegnato il mistero della carità: ossia di una vita che è amore.

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21 luglio 2019

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