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La carità del Papa
per gli indigeni e i campesinos

· A colloquio con il sottosegretario del Pontificio Consiglio Cor unum di ritorno dall’America latina ·

Ottanta microprogetti di sostegno alle popolazioni indigene, afroamericane e campesine in America latina sono stati appena approvati dalla fondazione Populorum progressio riunitasi nei giorni scorsi a Bogotá. Lo riferisce monsignor Segundo Tejado Muñoz, sottosegretario del Pontificio Consiglio Cor unum che in questa intervista all’Osservatore Romano parla del recente viaggio compiuto in Colombia e in Ecuador per portare la carità del Papa.

Quali interventi sono stati decisi nella capitale colombiana?

Una famiglia costretta a vivere in una tendopoli

Si tratta di piccoli progetti, molto diversi tra loro per tipologia, ideati per andare incontro alle necessità delle piccole comunità. Dunque non imprese faraoniche, ma un sostegno concreto alla vita quotidiana delle persone nelle aree rurali o nelle periferie delle grandi metropoli dell’America latina. La fondazione Populorum progressio aiuta, per esempio, ad avviare attività di allevamento, di agricoltura o di artigianato. I finanziamenti che non superano i 25.000 dollari statunitensi per singolo progetto a volte servono per acquistare animali, come le mucche, oppure strumenti, macchinari o computer. Inoltre abbiamo approvato progetti che prevedono la costruzione di centri nei quali oltre ad attività sociali si può anche celebrare la messa. C’è da notare che nel consiglio di amministrazione di Populorum progressio ci sono sei arcivescovi latinoamericani: una rappresentanza che garantisce una perfetta conoscenza della realtà e delle esigenze locali.

E a cosa ha portato il suo sopralluogo in Ecuador?

Accompagnato per tutto il viaggio dal nunzio, l’arcivescovo Giacomo Guido Ottonello, ho visitato tre circoscrizioni ecclesiastiche: il vicariato apostolico di Esmeraldas, la diocesi di Babahoyo e l’arcidiocesi di Portovejo. Quest’ultima è senz’altro la più colpita dal sisma. Perciò il Pontificio Consiglio ha deciso di destinare i fondi raccolti, circa 600.000 euro, alla ricostruzione di una scuola gestita da una congregazione religiosa. Ma siamo in attesa anche di altri due progetti che coinvolgono le diocesi di Esmeraldas e Babahoyo. C’è in previsione l’edificazione di alcune abitazioni per famiglie povere. Per questo facciamo sempre affidamento sull’attenzione e la generosità delle persone: speriamo di trovare qualche ulteriore finanziatore perché la situazione è davvero pesante.

di Maurizio Fontana

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13 dicembre 2017

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