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La capacità di resistere
al male

Nelle Lettere della tribolazione Bergoglio trova alcuni rimedi per resistere a questo cattivo spirito senza restarne contagiati. In esse è contenuta la dottrina sulla tribolazione. «[Le lettere] costituiscono un trattato sulla tribolazione e sul modo di sopportarla».

Celebrando i Vespri nella chiesa del Gesù, il 27 settembre 2014, Francesco aveva detto: «Leggendo le lettere del p. Ricci, una cosa mi ha molto colpito: la sua capacità di non farsi imbrigliare da queste tentazioni e di proporre ai gesuiti, in tempo di tribolazione, una visione delle cose che li radicava ancora di più nella spiritualità della Compagnia».

Jacob Symonz Pynas, «Paolo e Barnaba a Listra» (XVII secolo)

Per contestualizzare tale scritto, aggiungiamo che la dottrina sul modo di sopportare le tentazioni e resistervi che Bergoglio espone nel breve prologo delle Lettere viene completata da altri due testi, formando così una trilogia: un testo antecedente, La acusación de si mismo, pubblicato per la prima volta nel 1984; e un altro, scritto nei primi mesi dopo il trasferimento alla Residenza di Córdoba, intitolato Silencio y palabra.

Anzitutto va detto che le Cartas non sono un’elaborazione astratta di criteri spirituali, ma piuttosto la fonte e il frutto di un atteggiamento che ha condotto un’intera istituzione — la Compagnia di Gesù — ad accettare la propria soppressione (che causò la morte di molti gesuiti) in obbedienza alla Chiesa, senza rendere male per male ad alcuno.

Questo atteggiamento paradigmatico di una «grande persecuzione» fornisce una cornice spirituale per affrontarne qualsiasi altra. Esso segue lo spirito della Prima lettera di Pietro di non meravigliarsi dell'incendio che si scatena (cfr. 1 Pietro 4, 12) quando c’è una persecuzione. L’atteggiamento è quello della Lettera agli Ebrei, che ricorda che non abbiamo «ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato» (Lettera agli Ebrei 12, 4).

Nell’atteggiamento di paternità spirituale di quei Prepositi generali della Compagnia di Gesù Bergoglio vede il rimedio più efficace al rischio che si cada nel vittimismo di esagerare le persecuzioni. La paternità che si impegna ad aver cura del grano e non strappa prematuramente la zizzania è rimedio che «protegge il corpo dalla disperazione e dallo sradicamento spirituale». Tuttavia, non lo fa frapponendosi a difesa dai colpi esterni, ma come il padre che aiuta i suoi figli ad «assumere un atteggiamento di discernimento» che permetta loro di difendersi da sé.

L’effetto più devastante dello «spirito di accanimento», che se la prende con la carne del più debole, si produce nel popolo fedele di Dio: ricade sui semplici e sui piccoli che, nel vedere questa ferocia scatenata contro i figli più deboli, e spesso contro i migliori, sperimentano l’abbandono, lo sconforto e il senso di sradicamento. Pertanto, l'atteggiamento paterno consiste nel prodigarsi affinché i piccoli non vengano scandalizzati. È stata questa la principale preoccupazione del Signore quando è giunta l’ora della sua Passione: pregare il Padre e far sì che i suoi non restassero scandalizzati.

I rimedi contro lo spirito di accanimento non cercano di «vincere il male con il male»: ciò significherebbe restare contagiati dalla sua dinamica. Puntano invece a rafforzare la nostra capacità di «resistere al male», trovando modi per sopportare la tribolazione senza venir meno. Questa resistenza al male è del tutto diversa da quell’altro tipo di resistenza, nei confronti dello Spirito, che il demonio pratica e provoca istigando all'accanimento. Vediamone le caratteristiche.

In alcuni casi la resistenza alla persecuzione consisterà nel «fuggire in Egitto», come fece san Giuseppe per salvare il Bambino e sua Madre: «Dobbiamo tenere sempre un “Egitto” a portata di mano — anche nel nostro cuore —, per umiliarci e autoesiliarci di fronte all'eccesso di un diffidente» che ci perseguita. Dunque, la prima resistenza consiste nel ritrarsi, nel non reagire attaccando o seguendo l’istinto di un’opposizione diretta. Il ricorso a questo luogo del cuore in cui ci si può sempre esiliare, quando ci insegue un qualche Erode, è fonte della pace che il Signore ha dato a Bergoglio quando questi ha capito che sarebbe stato eletto Papa. È stato lo stesso Pontefice a raccontarlo più di una volta, chiedendo preghiere affinché questa pace non gli venga mai tolta.

Tuttavia, in altri casi la resistenza consisterà nell’affrontare il cattivo spirito a viso aperto, dando testimonianza pubblica della verità con dolcezza e fermezza. Su questo punto Bergoglio-Francesco manifesta una grazia speciale, che è — per dirlo in modo semplice — quella di «far venir fuori il cattivo spirito», che così si rivela. Quando la tentazione si basa su una mezza verità, è molto difficile riuscire a fare luce e chiarire le cose per via intellettuale. «Come essere di aiuto in tali circostanze?», si domandava Bergoglio in Silenzio e parola. «Bisogna fare in modo che si manifesti lo spirito malvagio», e l’unico modo perché ciò avvenga è «fare posto» a Dio, perché Gesù è l’unico che può indurre il demonio a scoprirsi: «Esiste un solo modo per “fare posto” a Dio, e questo modo ce l’ha insegnato Lui stesso: l’umiliazione, la kenosis (Filippesi 2,5-11). Tacere, pregare, umiliarsi».

«Più che sulla “luce” — afferma Bergoglio —, bisogna puntare sul “tempo”. Mi spiego: la luce del Demonio è forte, però dura poco (come il flash di una macchina fotografica), mentre la luce di Dio è mite, umile, non si impone ma si offre, e dura molto. Bisogna saper aspettare, pregando e chiedendo l’intervento dello Spirito Santo, affinché passi il tempo di quella luce così forte».

di Diego Fares

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23 aprile 2019

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