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La campionessa

· Storia di una bambina uguale e diversa da tutte le altre ·

C’era una volta una bambina che viveva in un paese lontano chiamato Tunisia. C’era una volta un sogno che viveva in quella bambina uguale e diversa da tutte le altre bambine. C’era una volta una ragazza che realizzò il sogno della bambina che era stata. «La donna più veloce della Tunisia», dicevano i giornali. «La donna più veloce di sempre», dicevano le televisioni. «La campionessa!» diceva la gente. E la campionessa? La campionessa non diceva niente, correva. E correndo girò tutto il mondo, e correndo sbarcò in Italia, e correndo incontrò l’amore.

«C’era una volta una campionessa», dicono ora i giornali. «C’era una volta la voglia di correre», dice l'allenatore della campionessa prendendo l’aereo che lo riporta a Tunisi. «C’era una volta la mia tuta fucsia. Dove è finita?» dice la campionessa cercando quella tuta che prima era la sua seconda pelle e ora... «Sparita».

Ora nell’armadio della campionessa ci sono solo jeans, gonne e tacchi a spillo. Ora nella vita della campionessa c’è solo l’amore, il principe azzurro che sognavano tutte le bambine mentre lei sognava solo una cosa: correre. Di fronte all’amore si fermano i sogni, si ferma la campionessa. Ferma, nella buona e nella cattiva sorte. «Nella gioia e nel dolore, in ricchezza e povertà, in salute e malattia» le dice un bel giorno il principe azzurro. «Malattia» le dirà il medico un giorno d'estate. «Malattia» dirà la campionessa al suo principe «Amore, ho il cancro». Il principe non dirà nulla. Nella gioia e nel dolore: nulla. In ricchezza e povertà: nulla. In salute e malattia.

«Che cosa fai?». Di colpo la campionessa si toglie gonna e tacchi a spillo e ritrova la tuta fucsia, la sua seconda pelle. «Dove corri? — le grida il principe — Fermati!». Adesso la campionessa non si ferma: corre da un medico all’altro, da un ospedale all’altro, da una terapia all’altra. «Non c’è salvezza»: i medici non lo dicono. «Caso disperato»: i medici non si pronunciano. «Non c’è più niente da fare». «I medici non capiscono niente» dice la campionessa: nulla è impossibile a Dio.

«Nulla... — le dice il medico un giorno d’inverno — Non so come sia possibile, ma lei non ha più nulla». «Nulla» dirà la campionessa al principe azzurro. «Non provo più nulla per te». «Avevo paura» dirà lui piangendo. «Tutti abbiamo paura» dirà lei uscendo di casa. Allora, lui correrà, per la prima volta in vita sua il principe correrà, si getterà ai suoi piedi e le dirà: «Non andare». Quel giorno la campionessa si fermerà, di nuovo, nella gioia e nel dolore, in ricchezza e povertà, in salute e...

E la malattia, invece, non si ferma. Mentre la campionessa dorme, mentre la campionessa lavora come commessa, mentre la campionessa stira le camicie del suo principe la malattia corre dentro di lei finché un bel giorno: «Ha il cancro» le dice il medico. «Di nuovo?» le dice il principe. «Come? — dice la campionessa — Come?» poi lo guarda negli occhi, guarda il suo principe azzurro, il suo grande amore, il suo unico amore, la campionessa guarda l’amore negli occhi e per l’ultima volta gli dice: «Aiutami». L’amore non risponde.

«La risposta della tac non è buona» le dicono i medici. «Non c’è più niente da fare — le dice il primario — Niente». Ma una campionessa non vive dove vivono i medici, una campionessa non vive dove vivono i primari: una campionessa vive in un paese lontano e vicino chiamato Non Mollo. «Non le resta molto tempo» le dicono. «Nessuno può dirlo» dice lei e si rialza su quelle gambe ora così magre che neanche lei le riconosce e corre. Corre contro le giornate che sono sempre troppo corte, corre contro la gente che corre sempre nella direzione opposta alla tua; corre mentre i capelli le cadono, corre mentre le gambe le crollano, corre mentre corre a vomitare in bagno perché il suo corpo non sopporta la chemio. «Corra, signora, corra! — le dice un giorno d’autunno il medico — Non so com’è possibile: lei ha sconfitto il cancro». Nulla è impossibile a Dio.

Adesso che ha ripreso a correre la campionessa non si ferma più e corre fino a Roma, la capitale. «Ho 36 anni. La vita inizia adesso». Adesso la campionessa non ha soldi, non ha amici, non ha una casa, ha solo la tuta fucsia, la sua seconda pelle. «E adesso?». Adesso la campionessa chiede aiuto: «Aiuto». «Non adesso» le dicono. «Come “non adesso”? E io dove dormo? — dice la campionessa — Dove?» Nessuno risponde. «Dove?». Adesso la campionessa dorme per strada e mentre dorme sogna il sogno della bambina che era, sogna il sogno di tutte le bambine che non è mai stata e quando si alza i suoi sogni rimangono lì, sull’asfalto, e anche la campionessa rimane lì, ferma in quella notte di fronte alla quale tutto si ferma: i sogni, le campionesse e i paesi lontani e vicini chiamati Non Mollo.

C’era una volta una campionessa che viveva per strada e un bel giorno trovò rifugio all’ostello della Caritas. Una sera la campionessa si disse: «Voglio andare a ballare». Quella sera la campionessa esce e in un locale incontra un uomo «Io sono l’amore» dice lui. «Io non ci credo all’amore» dice lei. «Io sono l’amore!» dice lui. «Tu sei ubriaco» dice lei ed esce. Lui la segue, la insegue. «Adesso ti prendo». Lei inizia a correre. «È inutile che corri, tanto ti prendo!». Lui non la prende: lei è troppo veloce. Lui non c’è più. Non c’è più nessuno. Sono le 04.00 di notte e in giro c’è solo lei, la campionessa. «Vittoria!» pensa e si ferma su Ponte Sisto, e guarda giù, nel Tevere, e vede la sua vita, che scorre: le vittorie, le sconfitte, l’amore, la malattia, la guarigione — Nulla è impossibile a Dio — e vede le notti passate per strada e vede l’ostello della Caritas dove adesso passa le sue notti. «La Caritas — pensa — Da qui la Caritas non si vede, è troppo lontana». Per arrivarci alla Caritas bisogna fare ancora tanta strada e, per la prima volta nella sua vita, la campionessa si sente stanca, tanto stanca. Nulla è impossibile a Dio... Nulla. Lo sguardo della campionessa si ferma sul letto del Tevere. “Adesso vorrei solo dormire” pensa quando qualcosa — qualcuno — la prende per i piedi e la butta giù — giù — giù da Ponte Sisto giù — giù dai suoi pensieri — giù — giù dalla sua vita — Ho 36 anni. La mia vita inizia adesso — adesso giù. «Ti ho presa!» dice l’uomo. Lei non risponde. «Io sono l’amore» dice lui «Rispondi!». Lei non risponde. Col piede lui la smuove, lei non reagisce, e un bel giorno, il primo giorno di Primavera, qualcuno vede una tuta fucsia ferma sotto Ponte Sisto. «C’era una volta una campionessa», diranno i giornali. C’era una volta... Una volta c’era.

di Violante Sergi

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26 febbraio 2020

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