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La Cambogia
e l’istruzione difficile

· ​I poveri sempre più estromessi da un sistema troppo gerarchico e congelato ·

In Asia la nascita di scuole e atenei privati è stata molto più rapida che in altre parti del mondo. Questa crescita ha contribuito ad ampliare l’accesso all’istruzione, ma soprattutto a ridurre l’onere dei governi nel finanziamento dell’istruzione stessa attraverso fondi pubblici. Non a caso negli ultimi anni diverse università asiatiche sono entrate nella graduatoria delle migliori università a livello globale.

Eppure, quello che a prima vista sembra un grande successo del modello liberista nasconde una realtà inquietante, soprattutto se si guarda ai paesi in via di sviluppo. È il caso a esempio della Cambogia, emerso da uno studio di due ricercatori, William C. Brehm e Iveta Silova, dell’università di Hong Kong. Gli studiosi hanno messo in luce che, negli ultimi anni, si è rilevato in Cambogia un fenomeno nuovo: le lezioni private sono diventate una parte essenziale del sistema di istruzione pubblico.

Alla conclusione dell’accordo di pace di Parigi del 1991 che autorizzava le Nazioni Unite alla supervisione del cessate il fuoco tra le fazioni al potere emerse dopo la caduta dei Khmer Rossi, milioni di dollari vennero riversati nell’economia cambogiana con il progetto di modernizzare il sistema di istruzione sulle linee guida di un Education for All (“istruzione per tutti”). Tutto ciò a margine del più ampio impegno del governo cambogiano verso una privatizzazione, deregolamentazione e decentramento dei servizi pubblici, il tutto nel contesto di una grave austerità economica.

Se, da una parte, la rapida costruzione di numerose scuole ha permesso a un maggior numero di cambogiani di accedere all’istruzione primaria e secondaria, il veloce aumento del numero di istituti ha avuto gravi implicazioni sul personale docente: uno dei risultati è stata una grave carenza di insegnanti qualificati. Il governo ha affrontato questa emergenza scegliendo di aumentare il numero di studenti per ogni insegnante e di introdurre un doppio turno scolastico: mattino e pomeriggio. Queste misure, che sono servite a tamponare il problema della carenza di insegnanti, hanno però contribuito al deterioramento della qualità dell’istruzione e alla necessità di lezioni addizionali per compensare la riduzione del tempo passato in classe.

La scuola pubblica, infatti, è giunta al punto di coprire solo in parte il programma nazionale obbligatorio, il che ha permesso agli stessi insegnanti di integrarlo con lezioni private dopo l’orario scolastico, spesso all’interno degli stessi edifici scolastici pubblici.

Così, prima o dopo aver frequentato le quattro o cinque ore di scuola pubblica ogni giorno, molti studenti ricevono e pagano per un’istruzione supplementare: la privatizzazione è dunque entrata nella scuola pubblica sotto forma di lezioni private. Ma le lezioni private permettono anche agli insegnanti di integrare i loro magri stipendi. Nonostante gli aumenti di spesa per l’istruzione da parte del governo a partire dagli anni novanta, gli insegnanti infatti hanno visto diminuire il loro salario. La retribuzione base è appena sufficiente per l’affitto di un alloggio e pagare l’assistenza sanitaria, nonché sostenere le spese quotidiane.

I docenti si sono quindi visti costretti a cercare una seconda occupazione: già dieci anni fa quasi il settanta per cento di questi aveva un secondo lavoro, non solo lezioni private. C’era anche chi si improvvisava alla guida di moto-taxi, o nella raccolta nei campi di prodotti alimentari. Sono dunque le famiglie che, attraverso il pagamento di “tasse informali”, integrano gli stipendi degli insegnanti: una pratica che ha contribuito a finanziare il sistema di istruzione pubblico ma che allo stesso tempo rimane non regolamentata. Queste lezioni private sono vere e proprie tasse per l’istruzione. Il conto è pari a quasi il venti per cento delle entrate totali di una famiglia con reddito medio.

Il sistema costituzionalmente garantito della scuola dell’obbligo, progettato per costruire una società più equa, esclude invece quei bambini che non possono pagare la “tassa” e quindi ricevere una formazione completa, rinforzando quel sistema di gerarchie e poteri presente nel passato cambogiano sotto il dominio coloniale francese. Infatti, se da una parte i francesi avevano elevato la famiglia reale a uno status simile al vecchio dio-re di Angkor, dall’altra avevano creato un governo borghese di cambogiani con un’educazione d’élite inaccessibile alla maggior parte della popolazione.

Le lezioni private diventano così un meccanismo per la stratificazione della società lungo linee socioeconomiche distinte: da una parte le famiglie con un reddito medio-alto dall’altra quelle povere che non sono in grado di pagare le lezioni private ai loro figli. Questi figli vedranno ridotto il loro successo scolastico. Le opportunità di lavoro e di fatto la futura mobilità sociale del paese vengono congelate.

Paradossalmente, la retorica di un’istruzione per tutti, su cui il sistema moderno di istruzione cambogiano è stato costruito a partire dagli anni novanta, si è trasformata nel suo esatto contrario: in un accordo informale tra pubblico e privato che estromette i più poveri e condanna la società cambogiana a regredire strutturandosi lungo le linee di potere e di gerarchia del suo recente passato coloniale.

di Cristian Martini Grimaldi

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