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La buona vendemmia
e il buon vino

· Nella Santa Casa la firma dell’esortazione apostolica post-sinodale in forma di lettera ai giovani ·

«Dio è giovane e ama i giovani... la vostra vita è preziosa anche per noi, anzi necessaria per andare avanti». Così Papa Francesco — lo scorso 28 ottobre, durante l’omelia della messa conclusiva del Sinodo dei vescovi dedicato a «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale» — raccoglieva idealmente le fila di quello che, di fatto, non è stato solo un sinodo “sui giovani”, ma un sinodo sulla Chiesa, sul futuro della Chiesa, fatto “con i giovani”. Una prospettiva di speranza, di lavoro e impegno comuni, di coinvolgimento e condivisione in spirito sinodale, che il Pontefice sottolineava nell’Angelus pronunciato poco dopo affermando: «Il Sinodo dei giovani è stato una buona vendemmia, e promette del buon vino».

Un orizzonte aperto al domani che emerge chiaramente anche da quello che sarà l’incipit del testo originale in spagnolo dell’esortazione apostolica post-sinodale che Francesco firmerà nella Santa Casa di Loreto: Vive Cristo, esperanza nuestra. Sarà un documento scritto in forma di lettera ai giovani che il Papa affiderà alla Vergine Maria nel giorno in cui la Chiesa festeggia la solennità dell’Annunciazione del Signore. Un gesto che richiama quell’atteggiamento che accompagna il Papa sin dall’inizio del suo pontificato: affidarsi alla Madre. Troverà così compimento, con una rinnovata azione ecclesiale, con un nuovo slancio in avanti, il lungo e articolato percorso di quella che è stata la xv assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi.

Occorre risalire al 2016 per ricostruire, tappa per tappa, la genesi e lo svolgimento dell’incontro. Era il 6 ottobre, infatti, quando la Segreteria generale del Sinodo annunciava il tema scelto dal Papa, spiegando che esso era «espressione della sollecitudine pastorale della Chiesa verso i giovani», in continuità «con quanto emerso dalle recenti assemblee sinodali sulla famiglia e con i contenuti dell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia. Esso intende accompagnare i giovani nel loro cammino esistenziale verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all’incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all’edificazione della Chiesa e della società».

Si avviava così il processo sinodale, partendo innanzitutto dalla dimensione dell’ascolto. I pastori della Chiesa non avrebbero dovuto discettare di teorie, ma confrontarsi sulla vita concreta. E così le parole, le domande, le attese, le proposte dei giovani sono arrivate a loro attraverso vari canali confluenti: un questionario distribuito nei cinque continenti, un sito internet dedicato dove chiunque poteva dare il proprio contributo, il dibattito e il confronto che sono cresciuti, mese dopo mese, sempre in rete, sui vari social in cui si rilanciavano esperienze, dubbi, provocazioni e soprattutto le tante speranze che le nuove generazioni mostravano di riporre in questa “porta aperta” dalla Chiesa proprio per loro.

Il materiale giunto alla Segreteria del Sinodo è stato imponente, prezioso per arrivare alla stesura dell’Instrumentum laboris, sul quale si sono poi concretamente confrontati i padri sinodali. Il Papa ha anche voluto guardare negli occhi e ascoltare dal vivo una rappresentanza dei giovani nella Riunione pre-sinodale che si è svolta dal 19 al 24 marzo 2018. Ne ha raccolto esigenze e suggerimenti, li ha spronati chiedendo loro di sentirsi protagonisti del cammino sinodale.

Una lunga fase di ascolto — per evitare vuote discussioni autoreferenziali — che si è protratta anche durante lo svolgimento stesso del Sinodo grazie alle testimonianze dei 36 uditori che hanno seguito giorno per giorno l’assise.

Dall’ascolto, durante i lavori, si è passati alla consapevolezza dell’importanza del camminare insieme. Lo sottolinea il Documento finale approvato il 27 ottobre e consegnato nelle mani del Papa. Attraverso il discernimento e l’accompagnamento, confrontandosi con le innumerevoli sfide poste dalla società contemporanea, è emersa la grande consapevolezza scaturita dal Sinodo: non si tratta di fare qualcosa “per” i giovani, ma di vivere “con” loro, in un’alleanza fra generazioni volta al futuro della Chiesa. È la logica della sinodalità che si applica in ottica missionaria, di annuncio e testimonianza efficaci. Così i padri sinodali si sono rivolti ai giovani nella lettera a loro indirizzata al termine dei lavori: «Per un mese abbiamo camminato insieme con alcuni di voi e molti altri legati a noi con la preghiera e l’affetto. Desideriamo continuare ora il cammino in ogni parte della terra ove il Signore Gesù ci invia come discepoli missionari. La Chiesa e il mondo hanno bisogno del vostro entusiasmo».

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