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La Brexit
si avvicina

· Via libera del parlamento britannico ·

La camera dei comuni britannica ha dato ieri sera il via libera definitivo al testo di legge governativo per avviare il negoziato sull'uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, attraverso la notifica dell’articolo 50 del trattato di Lisbona. Il dibattito è durato due giorni e si è concentrato su alcuni emendamenti presentati dalle opposizioni per tentare di inserire, se non altro, qualche paletto sulla strada della Brexit senza compromessi (con annessa uscita dal mercato unico) delineata qualche giorno fa dal premier Theresa May. 

Il premier britannico Theresa May (Afp)

L'approvazione è stata a larga maggioranza: 498 a favore e 114 contro. Il sì, come si evince dalle dichiarazioni di molti deputati, è stato dettato soprattutto dalla volontà di rispettare l'esito del referendum dello scorso 23 giugno. Ora c'è solo da attendere il passaggio alla camera dei Lords — la camera dei nominati, libera da vincoli elettorali e assai più favorevole all'Europa. Tuttavia, in caso di modifiche, l’ultima parola resterà comunque ai comuni. Per il governo conservatore di May, il terreno appare dunque privo di insidie. L’articolo 50 dovrebbe scattare entro fine marzo. Da quel momento inizieranno i negoziati formali, che dovrebbero durare almeno due anni. Nelle intenzioni del premier l’obiettivo deve essere quello di un taglio netto con Bruxelles e con il mercato unico caro alla city londinese, ovvero il settore finanziario. È possibile — dicono gli analisti — che in una fase preliminare si preferisca un accordo transitorio e una nuova intesa doganale senza dazi, prima di arrivare alla rottura netta.

Tutto questo sempre a patto che i ventisette ci stiano. In caso contrario — indicano gli analisti — lo spettro è quello d’un divorzio improvviso, duro, regolato a livello commerciale dalle sole norme generali del Wto, che Downing Street mostra comunque di non temere.

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09 dicembre 2019

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