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La Brexit ora ha la sua legge

· Nel Regno Unito la normativa quadro ha ricevuto l’assenso della regina dopo il voto del parlamento ·

È ufficialmente legge l’«Eu withdrawal bill» che contiene le norme che regoleranno la Brexit. Lo ha annunciato il portavoce della camera dei Comuni, John Bercow, riferendo che la regina Elisabetta ha dato alla legge il suo consenso affinché divenga a tutti gli effetti un «Act of Parliament».

Guardie reali all’ingresso di Buckingham Palace (Ap)

La legge, uno dei capisaldi del percorso di uscita dalla Ue deciso dal governo, consente la conversione della legislazione voluta in ambito Ue in legislazione britannica, al fine di consentire una Brexit senza vuoti legislativi. La legge abroga anche l’European communities act del 1972, la normativa con cui il Regno Unito fece il suo ingresso nell’allora Comunità europea, con la quale la legislazione europea assunse in certi ambiti il primato su quella britannica. L’approvazione della legge ha richiesto un intenso iter parlamentare, con il governo sconfitto più volte su una serie di emendamenti presentati sia ai Lord che ai Comuni da un fronte parlamentare trasversale. Intanto, si continua a discutere sugli effetti della Brexit in particolare sull’economia. E da alcuni giorni si è aperto il dibattito intorno all’industria dell’auto. Ieri il vertice della Bmw — colosso tedesco titolare nel regno degli storici marchi Rolls-Royce e Mini — ha ipotizzato una chiusura delle fabbriche oltremanica se la Brexit si rivelasse così “hard”, ovvero senza un accordo che controbilanci lo strappo, da bloccare la catena delle forniture ai confini. E oggi è la Society of motor manufacturers & traders, principale organizzazione imprenditoriale britannica del settore auto, a denunciare fin d’ora «un calo generale degli investimenti per lo sviluppo di nuovi modelli e per la modernizzazione degli impianti» dovuto alle incertezze sul futuro nel dopo Brexit. Dai 647 milioni di sterline del primo semestre del 2017 si è passati ai 347 dello stesso periodo di quest’anno.

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18 marzo 2019

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