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La Brexit
Harry Potter e i mostri

· ​Alla vigilia del voto per l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue ·

Chissà se nel 2013, quando promise che in caso di rielezione avrebbe favorito il referendum sulla Brexit, il primo ministro britannico David Cameron, immaginava uno scenario come quello attuale. Uno scenario caratterizzato, ancora all’immediata vigilia del voto, da una campagna dai toni a dir poco accesi.

Una che di mostri se ne intende davvero, J. K. Rowling creatrice di Harry Potter, ha scritto di non avere mai assistito a una confronto tanto violento. Secondo la scrittrice, il dibattito nel Regno Unito è stato «uno dei più divisivi e aspri mai visti». E non tanto per «le bugie che pure sono state dette da entrambe le parti», quanto per il fatto che non si è esitato a evocare «mostri progettati deliberatamente per solleticare le nostre paure più profonde».

Uno di questi mostri deve avere armato la mano dell’estremista che ha ucciso la giovane deputata laburista Jo Cox, convinta sostenitrice del Remain, cioè della permanenza nell’Unione europea. L’assassinio di Cox, come hanno subito informato i sondaggisti, ha fatto recuperare terreno allo schieramento filo-europeo, dopo settimane di rilevazioni di segno contrario con conseguenze catastrofiche sui mercati borsistici. E qui può essere utile citare l’ultima parte della dichiarazione di J.K. Rowling. «Se a qualcuno questo referendum è piaciuto — ha detto senza mezzi termini la scrittrice — può essere solo per la speranza di ricavarne un potere personale più grande». Perché, nella confusione imperante in queste settimane, un dato è incontestabile: le oscillazioni nei mercati mondiali — pilotate da sondaggi compiuti su una base tutt’altro che scientifica — hanno sicuramente contribuito ad arricchire ulteriormente qualche potente fondo di investimento.

Il «Financial Times» nel suo ultimo poll of polls, cioè la media statistica di tutti i sondaggi disponibili, attribuisce un lievissimo vantaggio ai Leavers, attestati al 45 per cento, contro il 44 per cento degli europeisti. Un ruolo fondamentale per far pendere la bilancia da una parte o dall’altra sarà quindi giocato dall’11 per cento di elettori ancora indeciso. E proprio sugli indecisi cercano di fare leva gli ultimi appelli, come quello del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il quale solo tre giorni prima del referendum ha comunicato ai britannici che l’Europa ha bisogno di loro, o come le improbabili dichiarazioni di amore comparse sulle pagine dei quotidiani londinesi comprate da aziende francesi.

Iniziative forse tardive, ma non francamente detestabili come è invece quella di Nigel Farage, leader euroscettico dell’Ukip (United Kingdom Indipendence Party), che ha sfornato un manifesto anti-immigrati dal sapore davvero inquietante. L’offensiva di Farage dimostra che i mostri evocati da Rowilng sono sempre in agguato. Anzi, a dire il vero, hanno dominato il continente per parecchi decenni del secolo scorso. E se sono stati poi scacciati e relegati in una zona d’ombra lo si deve proprio all’ideale europeista.

Oltre le valutazioni economiche, che pure rivestono la loro importanza, e anche al di là della questione immigrati, con cui i Leavers cercano di tenere in ostaggio l’elettorato, è questo il pericolo più grande connesso alla Brexit. Che si perda cioè il senso di un ideale grazie al quale sono state garantite pace e prosperità dopo la catastrofe della guerra. Di un ideale che ha favorito un cammino solidale tra nazioni combattutesi per secoli. Certamente spetta soprattutto ai singoli Governi e alle istituzioni di Bruxelles dare nuova linfa al modello europeo, troppo spesso avvitatosi, in questi anni di crisi, su questioni puramente contabili, senza tenere conto delle necessità reali dell persone. Spetta soprattutto a loro riproporre l’autentico valore dell’Unione. Per tenete i mostri ancora nell’ombra.

di Giuseppe Fiorentino

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22 febbraio 2020

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