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La Bosnia ed Erzegovina deve poter guardare avanti

· Il direttore della Caritas diocesana di Mostar-Duvno sulle manifestazioni di protesta nel Paese ·

Mostar è una città sospesa, quasi vent’anni dopo Dayton. Un luogo “congelato” da una pace, imposta dall’Occidente, che fermò la guerra. Ogni giorno a Mostar, come nel resto della Bosnia ed Erzegovina, c’è chi si sforza di guardare avanti e c’è chi sa guardare solo indietro. I più si lamentano: nelle strade e nelle piazze, in televisione. Sono pensionati, lavoratori, donne col peso della famiglia, contadini bloccati dalle mine nei campi. Le manifestazioni di protesta sono all’ordine del giorno, la disoccupazione è al 43 per cento, il lavoro in nero dilaga, specie nell’edilizia abusiva: un giorno ad opera vale 12 euro, se si lavora. Adesso la rabbia degli operai è esplosa a Tuzla, per propagarsi a Sarajevo (duecento feriti), a Zenica e alla stessa Mostar.

La carcassa di un’automobile data alle fiamme durante l’assalto alla sede di un partito politico a Mostar

Anche chi guarda avanti, chi si impegna per il bene comune soffre pesantemente questa situazione. «Il nostro Stato — afferma il direttore della Caritas diocesana di Mostar-Duvno, don Ante Komadina — non apprezza, come dovrebbe, il lavoro che facciamo a Mostar e nell’Erzegovina. Vediamo i politici solo per le festività e le elezioni». Il lavoro della Caritas dipende dalle donazioni dall’estero: «La Caritas tedesca, per ben quindici anni», spiega il direttore, «ha finanziato un progetto sulla cura degli anziani a domicilio, terminato nel dicembre scorso; l’iniziativa vedeva coinvolte le Caritas bosniache di Sarajevo, di Banja Luka e la nostra. I nostri governanti, in quindici anni, non hanno mai pensato di organizzare un servizio analogo».

Le Chiese cristiane collaborano fra loro. La Chiesa ortodossa ha un’organizzazione che si chiama Dobrotvor, “Il benefattore”. «Operiamo con la Chiesa ortodossa in azioni caritative», aggiunge don Komadina, «soprattutto a vantaggio degli anziani e dei disabili. Lavoriamo insieme agli ortodossi mantenendoci in stretto contatto con i loro parroci, per affrontare situazioni personali o familiari». Per il sacerdote un altro problema è stato quello di trovare i dentisti per i minori disabili, cosa che gli è riuscita grazie all’incontro con il vescovo di Trieste e la locale Caritas diocesana. Anche in questo caso, l’aiuto è giunto da fuori. «Non riuscivamo a trovare dentisti che curassero i piccoli con handicap. Le famiglie erano molto preoccupate. Poi, grazie a un medico dell’ospedale di Trieste, madre di due bambini disabili, è arrivata la prima poltrona da dentista. Ormai da sette anni, ogni giovedì sera, dentisti italiani giungono a Mostar: lavorano il venerdì e il sabato, fino alle 21, per ripartire la domenica».

da Mostar Paolo Giovannelli

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07 dicembre 2019

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