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La bolla cinese rischia di travolgere i mercati

· Secondo gli esperti le misure decise dall’Esecutivo potrebbero non bastare ·

Cresce in Cina il rischio di una bolla immobiliare tale da squilibrare l’intera economia del colosso asiatico. Gli esperti dicono che, nonostante il Governo centrale abbia ordinato l’introduzione di misure per fermare la corsa dei prezzi, la maggior parte delle amministrazioni locali non ha ancora attuato iniziative in tal senso. Un invito a varare nuove misure è stato lanciato ieri dal ministero per la Casa e lo Sviluppo Rurale. Ma una delle poche eccezioni è la capitale Pechino, che per il 2011 punta addirittura a far scendere i prezzi delle nuove abitazioni mentre altre metropoli come Shanghai, Guangzhou e Shenzhen si accontentano di limitare la crescita fra l’8 e il 15 per cento. Gli interventi a Pechino sembrano urgenti visto che la capitale vanta il rapporto più alto fra reddito delle famiglie e prezzi immobiliari. Oggi scadono i termini per la definizione degli obiettivi di contenimento dei prezzi, da parte delle amministrazioni locali, ma su più di 600 municipalità solo 54 hanno finora comunicato tali dati.

Nonostante gli sforzi delle autorità cinesi per contenere l'inflazione, il rischio di uno scoppio della bolla immobiliare non è ancora del tutto scongiurato. La situazione ha costretto le autorità a varare, come contromisura, un piano di edilizia popolare da oltre 1.300 miliardi di yuan (142,5 miliardi di euro) per venire incontro alla domanda di case di una grande fetta della popolazione che non può permettersi. Circa dieci milioni di appartamenti saranno ristrutturati o costruiti quest'anno per le famiglie a basso reddito, ha dichiarato alla stampa Qi Ji, vice ministro degli Alloggi. Il Governo centrale e quelli locali dovrebbero fornire più di 500 miliardi di yuan di questa spesa, mentre il resto verrà da sponsor e delle famiglie che beneficiano di programmi ricevendo sovvenzioni, prestiti e agevolazioni fiscali. Oltre a un impatto sociale, la bolla immobiliare potrebbe avere conseguenze anche a livello finanziario. Secondo Fitch, c'è il 60 per cento di probabilità che entro il 2013 scoppi una crisi bancaria in Cina. L'agenzia ha assegnato alla Cina il grado mpi3. «Questo significa — spiega Richard Fox, senior director della sede londinese di Fitch — che c'è la possibilità che le banche possano subire perdite».

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