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La bimba che implorò il Papa

· La santa del mese raccontata da Elena Buia Rutt ·

Lettere, poesie, manoscritti autobiografici, ricreazioni in forma di teatro: l’edizione critica degli scritti di santa Teresa di Lisieux supera le millecinquecento pagine. Nati in occasioni diverse, essi costituiscono la via per eccellenza per accostarsi all’esperienza spirituale di una giovane donna dalla «grandezza umana e terribile», come la definì la scrittrice americana Flannery O’Connor, a lei devota. Scritti dal linguaggio povero e a volte infantile, ma capaci di veicolare la “scienza” di un amore appassionato e radicale, in nome del quale Teresa fu proclamata santa da Pio IX nel 1925, patrona delle missioni due anni dopo e, nel 1997, Dottore della Chiesa universale da Giovanni Paolo II.

Nata nel 1873 in Normandia e vissuta poco più di ventiquattro anni, di cui nove tra le mura della clausura di Lisieux, Teresa — che non aveva frequentato corsi teologici e non aveva neppure letto per intero la Sacra Scrittura (pratica a quel tempo proibita alle monache) — si è rivelata e si continua a rivelare una pietra miliare della spiritualità cristiana. La sua dottrina della “piccola via” indica come tutti gli uomini, con le proprie forze e soprattutto nel proprio contesto quotidiano, possano venire in diretto contatto con la parola di Dio, presente nella persona di Gesù: un Dio inteso come fonte di perdono e misericordia a cui abbandonarsi completamente; un Dio che va in cerca di coloro che sono piccoli e impotenti.

All’età di nove anni, Teresa, prostrata dalla morte della madre e dal distacco dalla sorella Paolina appena entrata nel Carmelo, volgendo lo sguardo verso la statua della Madonna posta accanto al suo letto, vede la Vergine sorriderle. Era il 13 maggio 1883 e, all’istante, guarisce da un lungo periodo di grave prostrazione psico-fisica. Ma quando le sorelle e le suore la pressano riguardo ai particolari della sua visione, la bambina si sente infastidita, umiliata. Racconta in Storia di un’anima , la sua autobiografia: «Mi domandavano se la Santa Vergine portava in braccio il piccolo Gesù, o se c’era molta luce, eccetera. Tutte queste domande mi turbarono e mi fecero soffrire; potevo dire una cosa sola: “la Santa Vergine mi era sembrata molto bella… e l’avevo vista che mi sorrideva”».

La spiritualità di Teresa rifiuta ogni retorica devozionale, vivendo un rapporto diretto, personale, appassionato con un divino che irrompe nella vita in situazioni pratiche, quotidiane.

Come nel caso della grazia della notte di Natale 1886, quando la bambina — acconsentendo alla chiamata, lucidamente percepita, di Gesù — domina i suoi capricci e si avvia verso la maturità spirituale. Da quel momento in poi Teresa ha le idee chiare, anzi, chiarissime, riguardo al suo futuro: vuole entrare il prima possibile nella clausura del convento di Lisieux. All’opposizione del vescovo di Bayeux, sollevata a causa della sua giovane età, reagisce “costringendo” il padre a un viaggio in Italia, a seguito di un gruppo di pellegrini francesi, e culminante nell’udienza papale in Vaticano. Nonostante il rigido protocollo proibisca di rivolgere la parola a Leone XIII, ma solo di sfilargli davanti in processione per ricevere la benedizione, Teresa, proprio nel momento in cui le forze le vengono meno, si gira verso la sorella Celina, che la incoraggia: «Parla!». Così, quando giunge il suo turno, nello stupore generale, anziché baciare la mano del Papa, Teresa gli chiede in lacrime di permetterle di entrare nel Carmelo a quindici anni. Non soddisfatta della risposta di Leone XIII («Andiamo… Andiamo… Entrerete se il buon Dio lo vuole»), viene “cortesemente” fatta alzare dalle guardie papali. Eppure i fatti, da questo momento in poi, subiscono un’accelerazione inaspettata e l’anno seguente, il mattino del 9 aprile 1888, Teresa, non ancora sedicenne, entra al Carmelo di Lisieux per restarvi tutta la vita con il nome di Teresa di Gesù Bambino.

La vita in convento — nonostante la presenza delle sorelle Paolina, Maria e Celina — non è facile. Nei suoi scritti Teresa annota le umiliazioni ricevute, ma tuttavia non perde nessuna occasione per dimostrare concretamente a Gesù il suo amore. Rende in segreto dei piccoli servizi alle consorelle, svolge occupazioni che le altre evitano; si presenta con volto sorridente dinanzi a chi detesta, accetta delle accuse ingiuste. Nella notte tra giovedì e venerdì santo del 1896, consumata dalla vita austera in clausura e dallo slancio per quest’amore che l’ha condotta a offrirsi come vittima dell’olocausto all’amore misericordioso del buon Dio, ha la sua prima emottisi. Da quel momento in poi inizia a sperimentare, oltre agli assalti della tubercolosi, le tenebre dell’assenza della fede.

Eppure, anche in questa «notte del nulla», l’intelligenza d’amore di Teresa riesce a trasformare il dramma in cui sembra imprigionata senza scampo, in un’offerta al Signore delle sue sofferenze, proprio per i non credenti. Nei suoi ultimi giorni di vita, durante una terribile agonia, pronuncia la famosa frase, che lo scrittore Georges Bernanos metterà sulle labbra del sacerdote morente, protagonista del Diario di un curato di campagna : «Tutto è grazia».

Alla sua morte, avvenuta nel 1897, Teresa è sconosciuta, ma quando viene canonizzata, ventotto anni più tardi, la fama della sua santità si è già sparsa rapidamente in tutto il mondo.

Elena Buia Rutt è nata nel 1971 e vive a Roma. Laureata in lettere e poi in filosofia, ha collaborato ai programmi culturali di Radio 3 e attualmente lavora a Rai Educational come autrice televisiva. Ha scritto Verso casa: viaggio nella narrativa di Pier Vittorio Tondelli (Fernandel 2000) e Flannery O’Connor: il mistero e la scrittura (Àncora 2010). Nel 2008 per Àncora ha tradotto — insieme al marito, Andrew Rutt — le poesie di Rowan Williams, già arcivescovo di Canterbury ( La dodicesima notte ) e nel 2011, per Rizzoli, parte dei testi inediti di Flannery O’Connor ( Il volto incompiuto ). Nel gennaio 2013 per la rivista «Testo a fronte» (Marcos y Marcos) ha tradotto una serie di poesie del premio Pulitzer statunitense Mary Oliver. Ti stringo la mano mentre dormi (Fuorilinea 2012) è invece la sua prima raccolta di versi.

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