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​La Biennale della Santa Sede

«Un padiglione diffuso, che si misura in ettari» l’ha definito il curatore, Francesco Dal Co: dieci cappelle (più una) sparse in un bosco sull’isola di San Giorgio Maggiore, con cui la Santa Sede parteciperà per la prima volta alla Biennale di Architettura di Venezia. A firmare le opere — che saranno visitabili dal prossimo 26 maggio — dieci architetti di varia nazionalità, estrazione e orientamento religioso. A ispirare l’intero padiglione è stata la cappella nel bosco, realizzata nel 1920 nel cimitero di Stoccolma da Gunnar Asplund, a cui sarà dedicata l’undicesima costruzione. «È la prima volta della Santa Sede, ce ne saranno altre» ha detto Paolo Baratta, presidente della Biennale, durante la conferenza di presentazione che si è svolta presso la Sala stampa della Santa Sede il 20 marzo scorso. «La Biennale festeggia quando un nuovo soggetto aderisce per volontà propria — ha detto ai giornalisti — In questo caso si tratta di un soggetto protagonista della storia che ha plasmato le nostre città». Questa partecipazione, ha osservato Baratta, contribuisce alla «dilatazione del nostro sguardo». L’obiettivo, quest’anno, è parlare della funzione dell’architettura, il punto di incontro tra l’io e il noi, e considerare il territorio non come un accaparramento ma come un dono alla comunità, non solo un fatto di generosità ma di intelligente egoismo che contribuisce alla costruzione della città. «La nostra decisione di entrare nell’orizzonte dell’architettura — ha spiegato il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura e commissario del Padiglione — è il risultato di un lungo itinerario». Alla fine dell’Ottocento si è consumato il divorzio tra arte e fede che per secoli avevano camminato insieme. «A quel punto la Chiesa se ne è andata per suo conto, costruendo anche edifici sacri piuttosto brutti, o per dirla con Turoldo, delle sorte di “garage sacrali”. Il fatto — ha concluso Ravasi — è che tante volte sono stati ricalcati stili precedenti, quindi copie, come tali sgraziate».

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19 marzo 2019

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