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La Biblioteca
sta bene dov’è

· Sull’annunciato trasferimento a Palazzo San Felice ·

La Biblioteca di archeologia e storia dell’arte, che da un secolo si trova nei locali di Palazzo Venezia a Roma, dovrebbe essere trasferita in via della Dataria nel Palazzo San Felice reso disponibile dalla presidenza della Repubblica. Per la ristrutturazione dell’edificio, su progetto offerto dall’architetto Mario Botta, il ministero dei Beni culturali ha stanziato venti milioni di euro. La sua destinazione a favore della cultura è stato certamente un gesto lungimirante. Non era stato così attento lo Stato quando, nei primi anni del secolo, aveva alienato palazzi romani di pregio storico nei quali avrebbero potuto trovare adeguata sistemazione istituti di ricerca e biblioteche scientifiche.

Inaugurazione dell’istituto di Archeologia e Storia dell’Arte il 4 giugno 1922 alla presenza di Vittorio Emanuele III, dell’ammiraglio Paolo Thaon di Reveldel generale Armando Diazdel ministro della Pubblica Istruzione Antonio Anile e di Corrado Ricci

Per farne spazi residenziali e commerciali era stato venduto il palazzo del Poligrafico dello Stato a Piazza Verdi, con il quale si sarebbero potuti risolvere quei problemi e dare sede a un istituendo museo della Moneta. Ne esistono a Parigi e a Madrid, ma il nostro sarebbe stato il più importante. Avrebbe potuto ospitare, infatti, anche la sezione numismatica del Museo Nazionale Romano, ora nel Palazzo Massimo alle Terme, che comprende la grandiosa collezione di monete dei regni d’Italia formata da Vittorio Emanuele III. Quale maggiore omaggio si sarebbe potuto tributare alla lira nel momento in cui cedeva il passo alla moneta della nuova Europa?

La stessa sorte è toccata al Palazzo in cui ebbe sede il Servizio geologico d’Italia, voluto da Quintino Sella e inaugurato da Umberto i. Ospitava il Museo geologico, come ve ne sono a Londra, Parigi, Berlino e San Pietroburgo. È stato smantellato per vendere l’edificio, nel 2005, e i materiali sono finiti in casse privando così l’Italia di una gloria scientifica. È stato un grave errore che ha creato un problema ancora irrisolto.

Lo storico Palazzo Nardini al Governo Vecchio, costruito nel Quattrocento, non ha ottenuto maggiore riguardo dalla Regione Lazio, che tentò di venderlo benché destinato ad usi culturali. In questo desolante clima di disinteresse politico nei confronti delle strutture culturali languono per mancanza di spazi, oltre che di mezzi, istituti che hanno svolto in Italia un ruolo essenziale nella ricerca storica e nella formazione di giovani leve di studiosi.

È privo di una sede adeguata l’Istituto Italiano di Numismatica, ospitato in locali difficilmente accessibili in una dipendenza di Palazzo Barberini. Non ha più spazio per la biblioteca in via Milano l’Istituto italiano per la storia antica. L’incomparabile biblioteca dell’Istituto italiano per il medio ed estremo oriente, sfrattata da Palazzo Brancaccio e confinata per anni in locali inidonei prima di essere ospitata nella Biblioteca Nazionale, è stata allontanata dal Museo di arte orientale, trasferito all’Eur, con detrimento per entrambi gli istituti. Si potrebbe continuare con altri esempi di ingeneroso comportamento nei confronti di istituti che hanno illustrato la scienza italiana nel corso del Novecento.

La disponibilità del vasto Palazzo San Felice potrebbe ora porre rimedio a tanti guasti e risolvere problemi di sopravvivenza per diversi istituti, consentendo la creazione di una vera e propria centrale di studi storici. L’ex ministro dei Beni culturali Franceschini aveva invece pensato che questa fosse l’occasione per estromettere da Palazzo Venezia la Biblioteca di archeologia e storia dell’arte, al fine di collocarvi, si dice, una “scuola di archeologia” con sperpero di denaro e con inevitabili disagi per gli studiosi durante il trasloco. Strano concetto di scuola, che nascerebbe dall’allontanamento del principale strumento formativo nella disciplina interessata! Non si comprende per quale motivo non potrebbe essere la scuola, se ve ne fosse veramente bisogno in una città che ha ben tre dipartimenti universitari che si occupano di archeologia, ad andare nella nuova sede, evitando di distruggere gli arredi dell’attuale sistemazione.

La Biblioteca sta bene dov’è. Ha bisogno solo di finanziamenti per curare e incrementare il patrimonio librario. Una dotazione pari a quella stanziata per il restauro di Palazzo San Felice le basterebbe per vent’anni, facendola rifiorire e ponendola alla pari dei più illustri istituti stranieri; non le servono sale per attività mondane, mostre e convegni: Palazzo Venezia ne ha a sufficienza, ed ha anche spazi per ampliare la biblioteca con il recupero del “palazzetto”, ora usato incongruamente.

La Biblioteca dell’Istituto di archeologia e storia dell’arte fu voluta in Palazzo Venezia da Benedetto Croce, ministro della Pubblica istruzione negli anni 1920-21, che se ne occupò personalmente e predispose la legge istitutiva approvata nel 1922. Non volle allontanarla da lì neppure Mussolini, che vi mantenne, con la sede di Governo, il Museo e l’Istituto con la sua biblioteca.

Nel corso del secolo scorso si sono formate ed hanno studiato a palazzo Venezia generazioni di studiosi di archeologia e storia dell’arte i quali hanno elaborato ed applicato concezioni della tutela del patrimonio storico e artistico, e del paesaggio, che hanno fatto scuola nel mondo e che tuttora ci pongono all’avanguardia del settore. Invece di essere allontanata, privando peraltro il palazzo di una funzione così nobile, la Biblioteca meriterebbe di essere riconosciuta di notevole interesse per la cultura italiana nel Novecento.

di Adriano La Regina

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16 settembre 2019

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