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La Bibbia tradotta
in konkani

 «Un’opera che arricchirà la vita spirituale della comunità cristiana». Sono parole di gioia quelle con cui Anthony Alwyn Fernandes Barreto, vescovo di Sindhudurg, nel Maharashtra, ha commentato la presentazione, significativamente avvenuta nel corso del Mese missionario straordinario, della prima Bibbia in romi konkani, lingua indoiranica parlata da circa otto milioni di persone residenti nella regione indiana del Konkan, la fascia costiera che si estende dalla baia di Mumbai a Mangalore, e idioma ufficiale di Goa. È inoltre una delle 22 lingue ufficiali menzionate nella Costituzione indiana. Trascritta successivamente in alfabeto devanagari e pubblicata dall’arcidiocesi di Goa e Damão, è stata divulgata nei giorni scorsi dal vescovo di Sindhudurg — che aveva lanciato l’iniziativa — e da Felipe Neri António Sebastião Rosário Ferrão, arcivescovo di Goa e Damão.

Una novità di enorme portata considerando che, stando alle previsioni, il testo sarà letto da decine di migliaia di fedeli cattolici che parlano la lingua konkani e vivono negli Stati di Goa, Maharashtra e Karnataka. «Il mio desiderio, ora realizzato, era che tutti gli abitanti dei villaggi e delle città avessero una copia del Pavitra Pustak (la Sacra Bibbia) per arricchire la loro vita spirituale», ha dichiarato Fernandes Barreto. «È importante avere a disposizione il testo in scrittura devanagari per il Mese missionario straordinario al fine di evangelizzare e fare formazione pastorale e religiosa attraverso la Sacra Bibbia finalmente disponibile nella lingua del nostro popolo. Abbiamo stampato ottomila copie da distribuire in villaggi e città in modo che ogni famiglia possa avere il proprio testo da leggere, studiare e vivere, ma in futuro contiamo di stamparne molte di più».

È stato un impegno complesso che ha richiesto più di cinque anni di studio e lavoro. «Abbiamo dedicato giorni interi alla traslitterazione, composizione, correzione di bozze e siamo davvero felici di vedere che il tanto lavoro profuso alla fine ha dato i suoi splendidi frutti», ha sottolineato all’agenzia AsiaNews il vicario generale di Sindhudurg, Andrew D’Mello, coordinatore del progetto. «Il nostro più grande sogno è diventato ora realtà».

Si è così aggiunto un altro tassello nel grande mosaico di quegli idiomi che in circa un anno hanno beneficiato della traduzione del sacro testo nella loro lingua: il lusamia-lugwe, parlato in Uganda e Kenya da 650.000 persone, il kalanga (Botswana, 142.000), il rote (Indonesia, 30.000), il malto (India, 51.000), mentre il Nuovo Testamento è stato tradotto in northern waray (Filippine, 632.000), blin (Eritrea, 112.000), korku (India, 550.000) e lemi (Myanmar, 12.000). Un mosaico destinato a essere progressivamente completato nel tempo considerando che di 7.100 lingue parlate nel nostro pianeta, oltre 3.700 — comprese le lingue dei segni — non hanno alcuna traduzione delle Sacre Scritture.

«Finora — ha precisato il teologo Alexander Markus Schweitzer, direttore esecutivo del Bible Ministry e direttore della Global Bible Translation presso la rete internazionale United Bible Societies — l’intera Bibbia è stata tradotta in 700 lingue, con oltre 1.100 traduzioni di parti di essa, come ad esempio i Vangeli, i Salmi e alcuni altri testi, mentre oltre 1.500 idiomi hanno traduzioni del Nuovo Testamento. Abbracciare la diversità linguistica può favorire un arricchimento e un approfondimento della nostra comprensione della Parola di Dio, incarnandola nelle varie culture».

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