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La Bibbia per scoprire se stessi

· Ricordo della teologa evangelica Luise Schottroff ·

Nel mondo esegetico e in quello teologico femminile il nome e l’opera della teologa evangelica femminista Luise Schottroff — nata a Berlino nel 1934 e morta a Kassel l’8 febbraio — è ben noto. Aveva studiato all’Università di Gottinga e si era abilitata nel 1969: quattro anni dopo insegnava a Mainz. Un veto all’insegnamento pesò su di lei all’inizio della sua carriera universitaria che poi, però, sfociò nella cattedra di Nuovo Testamento dal 1986 al 1999 a Kassel. 

Luise Schottroff insegnò pure a Berkeley e indagò sulla storia sociale del primo cristianesimo, sulla teologia femminista, fu attiva nel dialogo ebraico cristiano e venne insignita di diversi premi e laurea honoris causa. Le sue numerose opere vertono su Paolo, le parabole di Gesù, le donne del cristianesimo primitivo.
Le pioniere degli studi biblici e religiosi come Elizabeth Cady Stanton, Lillie Devereaux Blake e Clare Colby hanno costituito il primo anello di una catena che continua a percorrere i secoli. La prima donna a tradurre la Bibbia in inglese fu Julia Smith e divenne la base per la traduzione della Woman’s Bible di Elisabeth Cady Stanton. La parola della Bibbia era diventata nella loro ottica non un’autorità che incontrava la persona umana dal di fuori, ma Parola che voleva corrispondere ai processi dell’autoscoperta di sé. La lettura femminista della Bibbia e l’impegno ermeneutico parlano della fatica delle donne che si sono relazionate alla Scrittura in tutta la storia della cristianità e dimostrano la contiguità fra esegesi biblica e Women’s Studies. L’eredità di queste bibliste e teologhe possiede una metodologia specifica che Luise Schottroff raccolse ed elaborò.
«Sono cresciuta con la Bibbia di Lutero. Fin dall’infanzia mi ha accompagnato la lingua di questa bibbia. Per me è la mia Heimat, la mia patria, e tale rimarrà» affermò la teologa discorrendo con la sua collaboratrice e grande amica Claudia Janssen. Ritrovò così la radice della sua chiamata a diventare una studiosa della Scrittura, animata dal «desiderio di rendere questa Patria una Patria viva» che non poteva rimanere un pezzo d’antichità, una sorta di quadro di museo: «Si imponeva una nuova traduzione». La lingua tedesca infatti era cambiata e andava sempre cambiando.
Nel suo lavoro di coordinatrice e traduttrice della Bibel in gerechter Sprache, la Bibbia in lingua corrente, Luise Schottroff optò per alcune scelte precise: «La parola greca nomos usata da Paolo non l’abbiamo più tradotta Legge ma Torah», anche perché oggi il termine Torah nell’ambiente in cui viviamo è immediatamente percettibile. «Anche Cristòs è stato tradotto con Messia».
La teologa intendeva legare la tradizione ebraico-cristiana con le nuove acquisizioni e i nuovi paradigmi della cristologia e presentare un nuovo orientamento teologico.
L’esegesi femminista e la sua critica approfondita appaiono chiaramente nel saggio dedicato alle parabole. «Questo libro sulle parabole di Gesù segue un metodo storico-sociale, che sul piano ermeneutico è dovuto a un nuovo paradigma, un paradigma di teologia che si è sviluppato da movimenti cristiani a partire dal 1970 circa: dai movimenti di liberazione e pacifisti in contesti differenti, dai movimenti femministi, da dialoghi ebraico-cristiani e interreligiosi. Tutti questi movimenti intendono la loro teologia come contestuale. Così, in questo libro il testo neotestamentario è situato nel suo ambiente non solo dal punto di vista storico-culturale, ma anche e soprattutto da quello storico-sociale».

di Cristiana Dobner

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18 marzo 2019

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