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La Bibbia è scritta
sugli alberi

· ​Con i missionari cappuccini che operano fra gli indios nella microregione brasiliana dell’Alto Solimões ·

Kurupira è un personaggio mitico e magico della letteratura infantile dell’Amazzonia brasiliana, simbolo della difesa della foresta e degli animali che ci vivono. A questo personaggio si sono ispirati, a Santo Antônio do Içá, villaggio di ventottomila abitanti dell’Alto Solimões, i missionari cappuccini italo-brasiliani per un progetto importante: difendere la gioventù soprattutto dalla droga. L’idea intende coinvolgere giovani di diverse fasce di età e si sviluppa in diversi settori: calcio, volley, atletica, kung fu, danza tribale, teatro, pittura, chitarra, cucito, canto, avviamento professionale in diversi campi; artigianato e informatica per i più grandi. L’iniziativa è piaciuta e milleduecento iscritti, tra giovani e bambini, partecipano ai corsi di formazione, che prevedono attività istruttive e ludiche, compresa la capoeira, “lotta danzante” che risale al tempo della tratta degli schiavi africani e simboleggia appunto le lotte che essi dovettero affrontare all’arrivo in Sud America.

I genitori sono entusiasti del progetto perché hanno visto un grande miglioramento nei figli, le cui ferite si stanno rimarginando quel tanto che precede la guarigione. «Noi — aggiungono i missionari — collaboriamo con i formatori perché desideriamo avere una società più giusta e responsabile, grazie anche ai nostri legami di amicizia e di fiducia. Il nostro stare insieme piace alla gente che ama la vita associativa e ci avvicina alla vitalità e all’entusiasmo della nostra gioventù, convincendoci che è il modo giusto per eliminare la violenza, la droga, l’alcol, che insegnare è come mettere nelle mani dell’alunno la chiave per un’efficace interazione sociale, superando difficoltà e indifferenze».

La prima fase dell’iniziativa si è conclusa con un festival di cultura indigena che ha coinvolto sei tribù per tre giorni con una novità di risonanza inaspettata: per la prima volta è stato eseguito l’inno nazionale in lingua ticuna. Questa tribù, la più numerosa del Brasile, spiegano i missionari che lavorano a Belém do Solimões, capitale spirituale dei ticuna, «vive un sinodo permanente anche se ora ne parla più spesso. Infatti va avanti insieme e insieme riflette sui problemi materiali e spirituali che la assillano. Molte volte, assieme ad anziani, giovani e donne, che in Amazzonia hanno una lucidità, una saggezza, una resistenza e un coraggio sorprendenti, ci siamo riuniti per rispondere al desiderio di Papa Francesco di ascoltare l’Amazzonia e i suoi popoli alla ricerca di nuove strade e di nuove soluzioni pastorali e sociali. Noi missionari abbiamo sempre ascoltato la voce, anche quella più flebile, di questi indios con cui viviamo da centoventi anni; basti pensare che uno dei nostri confratelli ha scoperto un’etnia sul rio Javarí. Sono indios di grande fede, che amano il canto e la danza comunitaria, che non hanno mai rinunciato alla loro cultura, a cominciare dalla lingua. Da qualche mese ne riuniamo periodicamente alcuni nei villaggi più vicini per realizzare un piccolo-grande sogno: comporre e incidere nuovi canti religiosi per la liturgia che oggi, grazie alla traduzione della Bibbia nella loro lingua, è in gran parte indigenizzata. Si tratta di un’edizione per ragazzi, stampata e illustrata grazie alla fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre, costata dieci anni di lavoro fatto pazientemente a mano da maestri locali e da noi». Lavoro che ha avuto anche un increscioso infortunio: una parte della traduzione è affondata con una canoa che la portava in un villaggio per un’ultima revisione, costringendo gli autori a riscrivere tutto: «Attualmente ne abbiamo in deposito diecimila esemplari che pian piano — in Amazzonia tutto si muove a ritmo di pagaie — diffonderemo in ogni villaggio».

di Egidio Picucci

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26 maggio 2019

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