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La Bibbia e la maledizione del serpente

La primissima acquaforte di Rembrandt risale al 1625, quando l’artista aveva diciotto o diciannove anni, ed era già di argomento biblico, ovvero la circoncisione di Cristo. Pietro e Giovanni alle porte del Tempio del 1659 è l’ultima ispirata alle Scritture. È anche la sua terzultima acquaforte, poiché sul finale della vita smise gradualmente di usare questo mezzo. Nei decenni intermedi, Rembrandt realizzò stampe bibliche di tutte le forme e dimensioni, grandi e piccole, con tratto leggero o effetti nerissimi a puntasecca, appena accennate o curate nel dettaglio, con folte schiere di personaggi o gruppetti intimi, in scene statiche o esuberanti composizioni teatrali.

«L’agonia nell’orto» (1651-1652)

Rembrandt non scelse di illustrare sistematicamente l’intera Bibbia o singoli libri, una storia dopo l’altra o scena per scena, come nel Cinquecento avevano fatto artisti quali Maarten van Heemskerck e Maarten de Vos. Non lavorava più in forma seriale, come Hendrick Goltzius; egli selezionò invece con grande consapevolezza dei momenti specifici dalla storia della Bibbia.
Delle diciotto acqueforti tratte dall’Antico Testamento, circa quattro furono realizzate su commissione per illustrare un libro; tutte le altre sono singole incisioni con scene narrative. Nove di esse contengono storie ispirate al libro della Genesi, una predilezione che Rembrandt condivideva con artisti del passato, poiché proprio in queste pagine della Bibbia si trovano racconti affascinanti, carichi di tensione e dramma umano, che si prestano per eccellenza a essere tradotti in immagini.
La caduta di Adamo ed Eva era un classico dell’arte grafica, specie a partire dalla rappresentazione iconica che ne fece Albrecht Dürer. Laddove Dürer raffigurò una giovane coppia con corpi idealizzati dalle proporzioni classiche, Rembrandt presenta Adamo ed Eva in età leggermente più avanzata con misure meno ideali. In questo modo egli visualizza la mortalità che seguì la fatale raccolta del frutto. Rembrandt rinuncia alle foglie con cui Dürer coprì la nudità di Adamo ed Eva. Tramite un sottile gioco di luce e ombra intorno al basso ventre della coppia, egli suggerisce la sessualità umana legata a questo momento di tentazione. La gestualità e le espressioni del volto, che tradiscono titubanza, biasimo e incredulità, mostrano la capacità di immedesimazione di Rembrandt. Quanto l’artista abbia ben ponderato questo episodio risulta infine chiaro dalla forma singolare dell’animale sull’albero: non un serpente come era usanza da secoli, bensì un drago. Nella Bibbia egli lesse che il serpente dovette strisciare per sempre sul ventre solo dopo essere stato maledetto (Genesi 3:14). Al momento del peccato originale, dunque, l’animale doveva avere un aspetto diverso e possedere ancora delle zampe — sarà stato questo il ragionamento dietro la raffigurazione di Rembrandt.
L’interesse di Rembrandt per la Bibbia — come evidenziato nella sua opera grafica — non appare molto sorprendente. Tuttavia nella Repubblica olandese pochi artisti si occuparono con tale frequenza della Bibbia. Dei migliori artisti grafici della sua epoca, Hercules Segers e Jacob van Ruisdael si dedicarono esclusivamente al paesaggio e Adriaen van Ostade si limitò al genere contadino. Gli stessi allievi di Rembrandt, già privi di particolare interesse per la grafica, realizzarono solo sporadiche incisioni di argomento biblico. La scelta di Rembrandt per la Bibbia non era dunque così scontata e non deriva tanto dal contesto confessionale in cui egli crebbe, quanto da personale interesse e ambizione.
Le acqueforti di Rembrandt tradiscono non solo la sua familiarità con le Scritture, ma anche una solida conoscenza della tradizione iconografica. Quando voleva raffigurare un determinato episodio biblico, egli analizzava con straordinaria attenzione le versioni realizzate da altri. In questo si mostrava affascinato soprattutto dai grandi artisti grafici delle epoche precedenti, come Albrecht Dürer, Luca da Leida, Maarten van Heemskerck e Hendrick Goltzius, delle cui stampe era un collezionista attivo e appassionato.
Proprio scegliendo soggetti identici o analoghi, Rembrandt poteva mostrare di non essere da meno dei suoi illustri predecessori. Con questi riferimenti specifici a esempi più antichi all’interno delle sue composizioni, egli si attribuiva un posto nella storia dell’arte grafica.

di Peter van der Coelen

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21 agosto 2019

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