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La bellezza della musica riflesso di Dio nel mondo

· Il discorso di Benedetto XVI durante il concerto in suo onore nel cortile interno del Palazzo Pontificio della cittadina laziale ·

Hanno scelto la musica di Johann Sebastian Bach e di Antonio Vivaldi per rendere omaggio al Papa nell’anno in cui celebra il sessantesimo di sacerdozio. Così al crepuscolo di martedì 9 agosto le note dei due grandi compositori sono risuonate nel cortile interno del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo nel concerto offerto a Benedetto XVI dall’oboista Albrecht Mayer e dalla violinista, Arabella Steinbacher, con l’ensemble New Seasons, composto da sei musicisti di orchestre diverse di fama internazionale. All’omaggio a Benedetto XVI i musicisti tedeschi hanno voluto associare quello a monsignor Georg Ratzinger, anch’egli ordinato sacerdote il 29 giugno 1951 insieme al fratello Joseph. Al concerto hanno assistito tra gli altri il cardinale Walter Brandmüller, il prefetto della Casa Pontificia, arcivescovo Harvey, il vescovo di Albano, monsignor Semeraro, i monsignori Wells, assessore della Segreteria di Stato, e Balestrero sottosegretario per i rapporti con gli Stati. Dopo brevi parole di saluto di monsignor Kilian Kemmer il Papa ha ringraziato musicisti e ospiti.

Signori Cardinali,

venerati Fratelli nell’Episcopato

e nel Sacerdozio,

reverendo Signor Decano,

stimati musicisti,cari amici!

Alla stupenda musica che riecheggia ancora nel nostro intimo, certamente nulla si può aggiungere. Devo dire, però, una parola di ringraziamento a quanti hanno reso possibile e hanno organizzato questo concerto qui a Castel Gandolfo. Ringrazio di cuore il Signor Decano per il suo indirizzo di saluto iniziale, e soprattutto gli artisti — il Maestro Albrecht Mayer, la violinista Arabella Steinbacher e l’Ensemble «New Seasons» — per la splendida esecuzione che arriva al cuore. Sono particolarmente lieto anche per il fatto che avete voluto offrire questo concerto in occasione del lx giubileo sacerdotale che mio fratello ed io, con la grazia divina, abbiamo potuto celebrare insieme poco tempo fa. E Lei, signor Mayer, ha messo questo concerto sotto il motto: «Quello che fa Dio, è ben fatto» e così l’ha reso, dall’intimo, un concerto del ringraziamento e della fiducia credente. Grazie infinite a voi per questo dono!

Questa sera abbiamo potuto incontrare due esponenti davvero grandi della musica del settecento: Antonio Vivaldi e Johann Sebastian Bach, maestro dei maestri.

I due brani di Vivaldi che sono risuonati stasera fanno parte dei cosiddetti «concerti ripieni», scritti per orchestra d’archi e basso continuo, buona parte dei quali avevano uno scopo didattico, specie quando Vivaldi insegnò alla «Pietà», uno dei quattro orfanotrofi-conservatori di Venezia per ragazze. La struttura dei tre tempi con un breve adagio centrale è tipica del grande italiano, ma questa uniformità architettonica non è mai monotona perché — come abbiamo ascoltato — il trattamento timbrico, il colore orchestrale, la dinamica del discorso musicale, gli impasti armonici, l’arte del contrappunto e dell’imitazione, rendono i concerti di Vivaldi un esempio di luminosità e di bellezza che trasmette serenità e gioia. Penso che questo venisse anche della sua fede. Vivaldi era un sacerdote cattolico, fedele al suo Breviario e alle sue pratiche di pietà. L’ascolto della sua produzione di musica sacra rivela il suo animo profondamente religioso.

È questo un tratto che lo unisce a Johann Sebastian Bach, luterano, ammiratore di Vivaldi di cui studiò e trascrisse vari concerti. « Soli Deo gloria »: Questa frase appare come un ritornello nei manoscritti di Bach — un leitmotiv delle cantate bachiane come dice l’opuscolo del programma — e costituisce un elemento centrale per comprendere la musica del grande autore tedesco. La profonda devozione fu un elemento essenziale del suo carattere, e la sua solida fede sostenne ed illuminò tutta la sua vita. Sulla copertina del «Kleines Orgelbüchlein» si possono leggere queste due righe: «Dem höchsten Gott allein zu Ehren, Dem Nächsten draus sich zu belehren» [Al Dio Altissimo per onorarlo, agli altri per istruirli] . Bach aveva una concezione profondamente religiosa dell’arte: onorare Dio e ricreare lo spirito dell’uomo. L’ascolto della sua musica richiama quasi lo scorrere di un ruscello, o piuttosto una grande costruzione architettonica in cui tutto è armoniosamente compaginato, quasi a tentare di riprodurre quella perfetta armonia che Dio ha impresso nella sua creazione. Bach è uno splendido «architetto della musica», con un uso ineguagliato del contrappunto, un architetto guidato da un tenace ésprit de géometrie , simbolo di ordine e di saggezza, riflesso di Dio e così la razionalità pura diventa musica nel senso più elevato e puro, bellezza splendente. Stasera abbiamo potuto ammirare questo spirito di Bach nei brani iniziali tratti dalla monumentale opera di fede che sono le Cantate, in quella musica pura, cristallina della Partita n. 2 in re minore per violino solo e nel bellissimo Concerto bwv 1060, proposto in una versione che, probabilmente, corrisponde a quella più antica.

Grazie ancora una volta, anche da parte di mio fratello, al Signor Decano, al Maestro Mayer, alla violinista Arabella Steinbacher, all’Ensemble «New Seasons». A voi tutti un sentito «Vergelt’s Gott» [Dio ve ne renda merito]. Volentieri imparto a voi e a tutti i presenti la mia Benedizione apostolica.

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