Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​La bella e la festa

· Colomba da Rieti ·

«Menate el ballo e sonate, preparate li fiore e stipateme de rose e allegateme le girlande, faceteme bella, presentateme spetiosa nel conspecto de esso pulcerrimo sposo». Sono i giorni immediatamente precedenti l’Ascensione 1501 e a Perugia, in una piccola comunità di terziarie domenicane, la giovane reatina Angelella Guadagnoli, detta Colomba sin dalla tenera età, sollecita le compagne affinché la preparino alle nozze secondo i canoni estetici giunti a noi grazie a tanta arte coeva.

Gonfalone commissionato dalla città di Perugia su suggerimento della beata Colomba, oggi nella chiesa di San Domenico (1494, particolare)

Poco importa che l’apparentemente fragile Colomba abbia in precedenza rifiutato, con volontà tenace, il pretendente assegnato dalla famiglia e che, durante la perigliosa e misteriosa migrazione da Rieti a Perugia nel 1488, abbia resistito a un tentativo di stupro. Lo sposo finalmente scelto è quello a cui l’ha condotta una vita mistica costellata di visioni.

Non fa meraviglia che la storia di Colomba abbia non solo stimolato biografie più o meno apologetiche, ma toccato corde estetiche oltre che devote, a cominciare dalle persone a lei più vicine. Avvenuto l’incontro con lo sposo la notte di Ascensione, le consorelle, tra cui la madre Vanna, la accudiscono «cum le aque odoriferi» e con l’incenso, la vestono delle bianche lane della Penitenza e, fermata la cintura con la fibbia d’osso di cervo come la fanciulla aveva chiesto, le pongono nelle mani la croce e il giglio e nel capo una ghirlanda di rose “rubente” intrecciate con fiori di spigo e foglie di lauro e mirto. Così la dipinge il suo biografo e confessore, il domenicano Sebastiano Angeli, e così resta nell’iconografia.

Radiosa appare a due mistiche correligionarie, Lucia da Narni e Osanna da Mantova. Lucia, trasferitasi dal 1499 da Viterbo alla corte di Ferrara, narrò di aver visto, mentre assisteva alla messa del suo monastero nel giorno dell’Ascensione, «la clara vergine suora Columba» salire al cielo, e il vecchio duca Ercole i, dopo una indagine fatta svolgere dal cancelliere, «trovò de facto essere così».

L’onda lunga della santità di vita e dei miracoli arriverà al riconoscimento ufficiale da parte di Urbano VIII (1627) e di Benedetto xiii (1725). Nel frattempo e all’unisono, aveva continuato a far vibrare altre corde.

È appena uscita a cura di Andrea Maiarelli, con la Fondazione Centro italiano di studi sull’alto medioevo (Spoleto 2017), l’edizione critica del poema Columbeidos sive vita B. Columbae virginis reatinae ordinis de Poenitentia S. Dominici, del domenicano Niccolò Alessi. L’opera, sinora inedita, pur avendo avuto una circolazione manoscritta, risulta oggi in forma completa in un unico testimone, il Vat. lat. 11808 alla Biblioteca Apostolica vaticana.

L’edizione a stampa è stata realizzata per volontà e impegno dell’associazione Beata Colomba creata da un sacerdote poeta perugino, monsignor Ghino Montagnoli (1914-2008), oggi presieduta da Amilcare Conti e patrocinata dal cardinale Gualtiero Bassetti.

Per un totale di nove libri e 6802 esametri dattilici — il verso della poesia epica — Columbeidos è «un’opera originale, in cui il poeta attinge, ovviamente, ai materiali biografici contenuti nelle precedenti vite di Colomba, ma utilizzandoli con libertà, disponendoli nel quadro di un progetto poetico» (Maiarelli).

di Isabella Farinelli

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE