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La Bce
taglia i tassi

· ​Mossa a sorpresa di Draghi che avvia una manovra da 2.200 miliardi di euro ·

La sede della Bce a Francoforte (Reuters)

Mario Draghi stupisce ancora, trovando nella Bce il consenso su un potenziamento inatteso degli acquisti di debito, un taglio del tasso principale di rifinanziamento, al minimo storico dello 0,0 per cento, e una spinta al credito bancario che non trova precedenti neanche fuori dall’Eurozona: l’arsenale è di oltre 2.200 miliardi di euro. «Abbiamo mostrato che non ci mancano le munizioni», dice il presidente della Bce: un segnale forte ai dubbi dei mercati su quanto le banche centrali possano ancora fare, accolto oggi in maniera positiva da tutte le borse europee dopo la reazione scomposta di ieri. «Le misure approvate a stragrande maggioranza fanno piena giustizia della nostra volontà di agire», spiega Draghi ai giornalisti. «Immaginate se non avessimo fatto niente, incrociando le braccia e dicendo no a qualsiasi cosa. Oggi ci ritroveremmo con una disastrosa deflazione», aggiunge il presidente della Bce. Ma a differenza di occasioni passate, secondo quanto si apprende, ieri non vi sarebbe stato un confronto serrato con la Bundesbank (che peraltro non aveva diritto di voto in base alla rotazione) nel consiglio Bce. Piuttosto un negoziato “costruttivo” sulle singole misure con appena due voti contrari sul solo Qe (Quantitative easing), che passa a 80 miliardi di titoli comprati al mese e si aggiungono ora anche i corporate bond, tanto da poter parlare di un vero e proprio Qe3.

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16 ottobre 2019

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