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La batteria del cristiano

· Messa a Santa Marta ·

Se il cristiano cede alla tentazione della «spiritualità dello specchio», non alimenta la sua luce con la «batteria della preghiera» e guarda «solo a se stesso» senza donarsi agli altri, viene meno alla sua vocazione e diventa come una lampada che non illumina e come sale che non insaporisce. Lo ha ricordato Papa Francesco che, nella messa celebrata martedì 7 giugno a Santa Marta, ha preso dalla liturgia il celebre paragone evangelico sottolineando l’efficacia del linguaggio di Gesù che «sempre parla ai suoi con parole facili» affinché «tutti possano capire il messaggio». Nel brano di Matteo (5, 13-16), ha sottolineato il Pontefice, si trova infatti «una definizione dei cristiani: il cristiano deve essere sale e luce. Il sale insaporisce, conserva, e la luce illumina». Un esempio che invita all’azione, giacché «la luce non è per fatta per essere nascosta, perché nascosta neppure si conserva: si spegne» e «neppure il sale è un oggetto da museo o da armadio, da cucina, perché alla fine si rovina con l’umidità e perde la sua forza, il suo sapore».

Huibing He, «Le vergini sagge e le vergini stolte» (1989)

Ma, si è chiesto il Papa, «come facciamo per evitare che la luce e il sale vengano meno?», cioè, «come si fa per evitare che il cristiano venga meno, sia debole, si indebolisca proprio nella sua vocazione?». Una risposta può venire da un’altra parabola, quella «delle dieci ancelle (Matteo, 25, 2): cinque stolte e cinque sagge». La saggezza e la stoltezza, ha spiegato Francesco, viene dal fatto «che le une avevano portato con sé l’olio, perché non mancasse» mentre le altre, «giocherellando con la luce», si sono «dimenticate» e la loro luce finì con lo spegnersi. Del resto, ha aggiunto il Papa con un esempio più attuale, «anche la lampadina, quando incomincia a indebolirsi, ci dice che dobbiamo ricaricare la batteria».

La conclusione è comunque la stessa: «Qual è l’olio del cristiano? Qual è la batteria del cristiano per fare la luce? Semplicemente la preghiera». A tale riguardo, il Pontefice ha voluto approfondire: «Tu puoi fare tante cose, tante opere, anche opere di misericordia, tu puoi fare tante cose grandi per la Chiesa — un’università cattolica, un collegio, un ospedale... — e anche ti faranno un monumento da benefattore della Chiesa», ma «se non preghi» tutto ciò non porterà luce. «Quante opere — ha detto — diventano buie, per mancanza di luce, per mancanza di preghiera». E per preghiera, ha spiegato il Papa, si intende «la preghiera di adorazione al Padre, di lode alla Trinità, la preghiera di ringraziamento, anche la preghiera di chiedere le cose al Signore», sempre però una «preghiera dal cuore». È proprio quella «l’olio, quella è la batteria, che dà vita alla luce».

Passando all’esempio del sale, Francesco ha indicato «un altro atteggiamento del cristiano»: così come il sale che, per non diventare «una cosa da buttare, calpestare o un oggetto da museo o dimenticato nell’armadio» deve essere usato, così il cristiano deve «darsi» e «insaporire la vita degli altri; insaporire tante cose col messaggio del Vangelo». Il cristiano non deve «conservare se stesso» ma «è sale per darsi». Gesù, ha detto Francesco, «sceglie bene» i suoi esempi: «sia la luce che il sale «sono per gli altri, non per se stessi», infatti «la luce non illumina se stessa» e «il sale non insaporisce se stesso». Qualcuno potrebbe obbiettare: “Se io mi do, mi do, do il mio sale, anche la mia luce, quello finirà e anche io finirò nel buio”. Ma lì, ha chiarito il Papa «c’entra la forza di Dio, perché il cristiano è un sale donato da Dio nel Battesimo: è il sale del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che viene alla tua anima; è la luce del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che viene alla tua anima».

Questo dono continua a esserti dato se lo condividi. «E non finisce mai». Ce lo spiega, ad esempio, la Scrittura con l’episodio narrato nella prima lettura (1 Re, 17, 7-16) dove Elia dice alla vedova di Zarepta: «Non temere che finisca l’orzo e l’olio, a fare come hai detto», e addirittura chiede: «prima prepara una piccola focaccia per me e portamela, quindi ne preparerai per te e tuo figlio, perché così dice il Signore, Dio d’Israele. La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della Terra». Anche in quel caso, ha spiegato il Pontefice, «è il Signore che fa questo miracolo».

Perciò, ha concluso il Papa rivolgendosi a ogni cristiano: «Illumina con la tua luce, ma difenditi dalla tentazione di illuminare te stesso». La «spiritualità dello specchio» è «una cosa brutta». E ha aggiunto: «Difenditi dalla tentazione di curare te stesso. Sii luce per illuminare, sii sale per insaporire e conservare». Dalle opere, si legge nella Scrittura, «vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei Cieli». Cioè, ha spiegato Francesco, bisogna «ritornare» a Colui «che ti ha dato la luce e ti ha dato il sale» e chiedere aiuto al Signore affinché «ci aiuti in questo: sempre avere cura della luce, non nasconderla, metterla in atto; del sale, darlo, il giusto, quello che è necessario, ma darlo». Quel sale se si sparge «aumenta» e quella luce «illumina tanta gente»: sono queste «le buone opere del cristiano».

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