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La ballata di Lea

«Io, cantastorie calabrese, posso solo cantare le vicende della Baronessa di Carini, di Angelina Mauro, di Franca Viola e di altre donne del Sud, e far finta che niente stia succedendo, ora, qui, intorno a me e dentro me?», si è chiesta Francesca Prestia. E così, armatasi dei suoi strumenti di canto e di denuncia, ha scritto La ballata di Lea in cui narra — con la lingua e il ritmo inconfondibile della sua terra — la storia di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa e sciolta nell’acido a 35 anni da sei «vigliacchi» della ‘ndrangheta, come li ha definiti il pubblico ministero del processo che li ha condannati all’ergastolo. La chitarra battente di Francesca Prestia (incoraggiata nella sua attività di cantastorie dalle due figlie) conclude ricordando che se anche la figlia di Lea non avrà nemmeno una tomba sulla quale piangere, il suo grido di forza spaccherà comunque le montagne. Nu gridu cchi non mora, cchi spacca li muntagni, cchi trasa ‘nta li cora e non ‘nda nescia cchiù!

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21 luglio 2018

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