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L’Is guadagna terreno in Iraq

· Amaro bilancio dell’inviato speciale statunitense in Vicino oriente ·

I miliziani del cosiddetto Stato islamico hanno «guadagnato terreno in territorio iracheno». Non è un bilancio positivo quello tracciato dall’inviato speciale degli Stati Uniti in Iraq e Siria, John Allen. Ieri per la prima volta il generale ha ammesso che lo Stato islamico sta facendo «progressi significativi» e che i raid aerei della coalizione internazionale «non producono né vincitori né vinti».

Parole, quelle di Allen, in parte confermate dalla situazione di stallo che si registra a Kobane, la città siriana a pochi chilometri dal confine turco dove si gioca ormai una partita decisiva nell’evoluzione del conflitto. Secondo informazioni non verificabili sul terreno — diffuse dall’Osservatorio siriano per i diritti umani in Siria — le formazioni dei curdi peshmerga sono riuscite, ieri, a riprendere alcune postazioni. Ma i combattimenti continuano sempre più cruenti e la coalizione ha intensificato i raid sulla zona: nelle ultime 36 ore ne sono stati lanciati diciotto. L’Is ha avviato l’offensiva contro Kobane lo scorso 16 settembre: da allora sono stati occupati settanta villaggi intorno alla città e oltre trecentomila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Nei combattimenti — secondo bilanci non verificabili — sarebbero morte finora oltre seicento persone. Sul fronte iracheno, l’Is ha circondato ieri una base militare dell’esercito ad Amiriya, a ovest di Baghdad, a soli quaranta chilometri dalla capitale.

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22 settembre 2019

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