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L’Is e il business dell’archeologia

· Nonostante le sconfitte militari i jihadisti di Al Baghdadi controllano il mercato dei reperti in Medio oriente ·

Il cosiddetto stato islamico (Is) sta perdendo terreno sul campo, ma per eliminare una delle sue peggiori eredità ci vorranno probabilmente molti anni ancora. I jihadisti di Al Baghdadi sono stati sconfitti a Mosul, la città irachena dove era stata proclamata la nascita dell’organizzazione nel 2014, e allo stesso tempo a Raqqa, in Siria, dove rimangono solo poche sacche di resistenza. Ciò nonostante, continuano a controllare il traffico di reperti archeologici sottraendoli ai siti più importanti del Medio oriente.

Reperti nella città vecchia di Palmira distrutta dall’Is

A  confermarlo fonti giornalistiche che citano funzionari del dipartimento di stato. Questi confermano che si sta per aprire una seconda fase nel traffico di tesori archeologici: dalla semplice razzia fatta inizialmente dagli uomini dell’Is, come ad esempio a Palmira, allo smercio più mirato, più discreto e quindi anche più difficile da stroncare. Uno spazio in cui prosperano uomini come Al Hassan, che racconta al «Wall Street Journal» di essere stato contattato sin dal 2015 da esponenti dell’Is perché si occupasse proprio della vendita di reperti provenienti da alcune tra le aree di scavo più ricche del paese. Al Hassan sostiene di aver recentemente venduto a un collezionista russo due antiche Bibbie trafugate nell’est della Siria intascando una commissione del 25 per cento.

«Una volta trafugati, questi beni entrano in un mercato grigio, avvolto nella completa segretezza» spiega al «The Wall Street Journal» l’archeologo Michael Danti, che dirige il Cultural Heritage di Boston e ha un ruolo da consulente del dipartimento di stato proprio sul traffico di antichità. «Si tratta di un problema con cui faremo i conti per anni» perché sarà molto difficile ricostruire i siti e restituire al Medio oriente quel che ha perso.
Secondo gli esperti, la quota degli introiti dell’Is rappresentata dal traffico di reperti archeologici è destinata a crescere nei prossimi tempi, mentre scenderà prevedibilmente quella legata al commercio di petrolio e all’applicazione di tasse sui territori controllati. L’Is — secondo fonti della sicurezza francese — starebbe cercando di compensare la diminuzione di introiti del petrolio con l’intensificazione del commercio illegale di reperti, servendosi appunto anche di intermediari per raggiungere collezionisti occidentali. È impossibile al momento conoscere l’entità delle entrate provenienti da questo traffico, ma le stime parlano di decine di milioni l’anno.
Gli effetti in Occidente già si vedono: il mese scorso la Hobby Lobby, con base a Oklahoma, ha dovuto pagare una multa di tre milioni di dollari, riconsegnando una serie di manufatti che l’amministrazione statunitense ritiene siano stati trafugati in Iraq.

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19 settembre 2019

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