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A Kobane battaglia anche mediatica

· L’Is diffonde un video dell’ostaggio britannico John Cantlie che parla di vittoria dei jihadisti ·

Notizie contrastanti giungono da Kobane, la città siriana al confine con la Turchia dove i combattenti peshmerga curdi fronteggiano i miliziani dello Stato islamico (Is). Secondo le fonti curde e occidentali i difensori della città stanno respingendo l’offensiva dell’Is, grazie anche ai raid aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti. L’Is ha invece diffuso un nuovo video in cui un ostaggio occidentale, il britannico John Cantlie, fungendo quasi da reporter, afferma di trovarsi a Kobane e che la città sarebbe stata quasi del tutto conquistata dal gruppo jihadista. Cantlie, la cui attendibilità è ovviamente messa in forse dalla sua condizione di prigioniero, fa numerosi riferimenti alla presunta disinformazione praticata dalle fonti occidentali e alla posizione critica della Turchia sul sostegno ai combattenti curdi.

Proprio riguardo alla questione curda si segnalano, comunque, i principali sviluppi delle ultime ore del conflitto contro l’Is in atto in Iraq e in Siria. Fonti concordi citate dalle agenzie di stampa internazionali danno per ormai imminente l’arrivo a Kobane, attraverso la frontiera turca finora bloccata dalle forze di Ankara, dei rinforzi dei curdi iracheni ai difensori della città. Sul piano più propriamente politico, ma con prevedibili riflessi anche sulla conduzione delle operazioni militari, è da segnalare l'annuncio di un accordo per un unico coordinamento tra le diverse fazioni dei curdi siriani. Secondo l’emittente televisiva Al Jazeera, l’intesa è stata raggiunta in una riunione tenuta a Dihuk, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, su invito del presidente locale Masoud Barzani, tra i due principali gruppi curdi siriani — il Consiglio nazionale e il Movimento della società democratica — e altri partiti minori. Sempre ieri, fonti dell’opposizione siriana hanno riferito che l’Is ha decapitato quattro abitanti di Albu Kamal, una località siriana orientale al confine con l’Iraq abitata dalla minoranza sheitaat, che già nei mesi scorsi aveva subito sistematiche violenze da parte dei miliziani jihadisti. 

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19 febbraio 2020

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