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Kinshasa deserta
per timori di violenze

· Alla vigilia della scadenza del mandato di Kabila ·

La capitale della Repubblica Democratica del Congo è oggi una città fantasma, massicciamente presidiata dalla polizia e dalla guardia nazionale, alla vigilia della fine del secondo e ultimo mandato del presidente Joseph Kabila, che non ha inteso convocare le elezioni presidenziali per determinare il suo successore. E la voce che corre è che Kabila intenda rimanere al potere a vita.

La paura è quella dell’esplosione della violenza, che negli ultimi anni purtroppo non è mai mancata nei momenti politicamente topici per il grande paese africano. Nei giorni scorsi era stata decisa la sospensione del campionato di calcio, per evitare che le manifestazioni sportive venissero trasformate in proteste politiche. Ora il governo centrale ha decretato un giro di vite sui social media e il divieto alle emittenti di trasmettere programmi a carattere politico. In questo clima di tensione il Belgio ha chiesto ai suoi cittadini di lasciare il paese e la Francia ha invitato quanti siano presenti nella Repubblica Democratica del Congo alla massima vigilanza. Intanto ieri sera i vescovi della Conferenza episcopale, che stavano svolgendo una mediazione tra gli uomini del presidente e l’opposizione, hanno dovuto annunciare la sospensione dei colloqui volti a favorire una soluzione pacifica alla crisi politica in corso. Il capo storico dell’opposizione Étienne Tshisekedi aveva annunciato la convocazione di manifestazioni in tutto il paese per cacciare Kabila in caso di fallimento delle trattative, ma finora il via libera alle contestazioni di piazza non è stato dato. Kabila, 45 anni, è al potere dal 2001 e la Costituzione gli impedisce di ripresentare la sua candidatura alle elezioni. Le trattative sotto l’egida della Chiesa locale dovevano servire a definire un percorso di transizione concordato fino al voto presidenziale.

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16 settembre 2019

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