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Kerry e Lavrov cercano spazio per la diplomazia

· Mentre Aleppo vive la sua agonia ·

Le forze lealiste siriane e i loro alleati hanno conquistato nella notte un altro quartiere ad Aleppo est, quello di Tariq Al Bab. Con la riconquista dell’area, le truppe di Assad hanno assunto il controllo di circa il 60 per cento della parte orientale di Aleppo, che i ribelli avevano occupato a metà del 2012. 

La fuga dei residenti da Aleppo est (Afp)

I lealisti hanno ora anche il controllo della strada che da Aleppo est conduce all’aeroporto della città. «Aleppo ormai è finita, andata», ha ammesso ieri il segretario di stato americano, John Kerry, incontrando a Roma — a margine della conferenza Med 2016 — il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, e invocando una ripresa dei negoziati. Anche Gentiloni, in un faccia a faccia con il collega russo, Serghiei Lavrov, ha avvertito che «sulle macerie di Aleppo non può fondarsi una transizione politica» e che è il momento di ridare spazio alla diplomazia. I capi delle diplomazie di Stati Uniti e Russia — che hanno avuto incontri in Vaticano con il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati — hanno trovato il tempo anche per parlarsi a quattr’occhi, mentre in Siria la carneficina pare senza fine e ad Aleppo est in una settimana decine di migliaia di persone sono state costrette a fuggire. «Adesso è il momento di riprendere i negoziati e sarà compito della prossima amministrazione portarli a termine. L’Onu deve guidare questi sforzi», ha affermato Kerry, chiedendo che si «smetta di uccidere per consentire l’arrivo di aiuti umanitari». Allo stesso tempo, il segretario di stato americano ha rilevato che anche la Russia «ha bisogno della pace». E proprio questa potrebbe costituire la chiave per riannodare i fili del dialogo. Il massacro di Aleppo deve comunque finire, perché, come ha ribadito il ministro Gentiloni incontrando Lavrov, «la soluzione militare non è la soluzione in Siria».

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