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In Kenya
tra Codice e Vangelo

· Suor Leonida è diventata avvocato per difendere le consorelle ·

«Seguiamo la regola di san Benedetto — ora et labora — e per quanto riguarda me in particolare, il lavoro consiste, oltre all’insegnamento della liturgia sacra, nel difendere le persone all’Alta Corte di giustizia di Nairobi»: non è un percorso usuale quello intrapreso da Leonida Katunge, della Congregazione delle suore di San Giuseppe a Mombasa, in Kenya, professoressa all’Università cattolica dell’Africa orientale (Cuea) e al Tangaza University College, che si confida a «L’Osservatore Romano».

La religiosa, che ha conseguito anche un dottorato in teologia, ha appena superato, a quarant’anni, il concorso pubblico per diventare avvocato. Da un iniziale desiderio di studiare solamente diritto canonico, nel corso della sua formazione suor Leonida ha percepito l’importanza di conoscere la legislazione civile per aiutare i religiosi e le religiose in Kenya a proteggere i loro diritti e propone oggi delle consulenze legali. La Chiesa locale, che possiede immobili, terreni e istituti nel campo dell’assistenza medica e dell’istruzione, ha infatti urgente bisogno di pareri in materia di consulenze civilistiche, specialmente di fronte al delicato problema dell’ottenimento dei titoli di proprietà. Recentemente sono sorte alcune polemiche per lo sfruttamento, da parte di alcuni esponenti politici, di terre appartenenti agli enti religiosi, congelandone la vendita a causa della mancanza di un documento di morte o vendendo la stessa particella immobiliare a diversi acquirenti. Tutti motivi che hanno convinto suor Leonida a iscriversi alla facoltà di giurisprudenza della Cuea, dove già frequentava i corsi di liturgia sacra, e poi alla Scuola per l’avvocatura. «La gente mi vedeva come una persona molto forte e le altre suore della mia congregazione mi chiedevano spesso aiuto, ho voluto aiutarle, a me piace dare sostegno agli altri», racconta la religiosa, che si sente «in dovere di rispondere alla sfida della giustizia, anche se non è facile». «Molte persone vengono da me non solo per difenderle come avvocato ma anche per avere consigli», in particolare i più svantaggiati nella società che non possono permettersi di pagare gli onorari di un avvocato. Suor Leonida intende anche esercitare la pratica del diritto nell’ambito delle successioni, un problema complesso perché in molti casi non esiste un testamento e possono sorgere malintesi all’interno delle famiglie.

Non è stato però così facile completare la formazione in teologia e poi quella in legge, due mondi diversi, anche se non le è mai mancata la determinazione ad andare avanti: doveva portare a termine la formazione proprio perché non era stata costretta da nessuno a iscriversi alla facoltà di giurisprudenza. Oggi la religiosa incoraggia i sacerdoti e le suore a studiare legge per avere la preparazione necessaria a rivendicare i propri diritti di fronte a persone che potrebbero essere tentate di approfittare dell’inesperienza degli uomini di Chiesa, e per poter valutare quello che è giusto o meno da un punto di vista giuridico.

In Kenya, soltanto due altre suore sono diventate avvocato, si rammarica suor Leonida, che auspica invece che presto ogni congregazione femminile possa appoggiarsi sulle competenze di una consorella avvocato. Per quanto riguarda la sua congregazione, la religiosa desidera sottolineare la ricchezza delle missioni di apostolato svolte dalle sue consorelle. «Alcune lavorano nei rescue centers dove accolgono donne vittime della tratta degli esseri umani, della droga, della prostituzione. Lavorano nei piccoli paesi ma anche negli ospedali e scuole delle grandi città. La vita intera è una sfida: qualunque cosa si faccia, bisogna essere decisi, in particolare quando si vuole difendere la giustizia, sociale, politica, economica, spirituale — conclude la religiosa keniana —. La gente soffre tanto per le ingiustizie e per questo la Chiesa ha un ruolo fondamentale da svolgere».

di Charles de Pechpeyrou

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