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Karzai va a Washington

· Confermato l'incontro con Obama ·

Infine Karzai andrà a Washington. È stata confermato per il 12 aprile l'incontro, alla Casa Bianca, tra il presidente statunitense Barack Obama e il capo di Stato afghano. Nell'annunciare la conferma della visita, il consigliere per la sicurezza nazionale, Jim Jones, ha affermato di ritenere ormai alle spalle le tensioni fra Washington e Karzai. Secondo Jones, è arrivata l'ora di abbassare i toni e di guardare al rafforzamento dell'impegno di partner strategici, con l'obiettivo di portare pace e sicurezza non solo in Afghanistan, ma anche in Pakistan e nell'intera regione.

Nei giorni scorsi Karzai aveva accusato la comunità internazionale di coinvolgimento nei brogli alle elezioni presidenziali svoltesi lo scorso agosto. Come se non bastasse, un parlamentare afghano ha poi rivelato che il capo dello Stato avrebbe minacciato di unirsi ai talebani se dovessero continuare le interferenze dei Governi degli altri Paesi negli affari interni afghani. Dopo queste esternazioni, che avevano suscitato la secca replica della Casa Bianca, la visita di Karzai a Washington era stata messa in dubbio. Il portavoce Robert Gibbs aveva dichiarato: «Stiamo valutando se ulteriori affermazioni di Karzai possano rendere costruttivo questo incontro». Ora tutto è rientrato, ma che la situazione sia rosea non si può certo dire. Da tempo, del resto, i rapporti fra Karzai e gli Stati Uniti non sono più buoni come prima. E da tempo, ricordano gli osservatori, Washington starebbe pensando a un assetto politico e istituzionale decentrato in Afghanistan, così da ridurre i poteri e l'influenza di Karzai.

Quando, dopo un travagliato processo elettorale, Karzai è stato confermato per il secondo mandato presidenziale, la comunità internazionale, e anzitutto gli Stati Uniti, ha invitato il capo dello Stato a mettere in testa all'agenda politica la lotta alla corruzione, uno dei principali mali afghani. E quando, in questi giorni, Karzai ha lanciato le sue accuse alla comunità internazionale, gli Stati Uniti hanno battuto sullo stesso tasto e hanno esortato il presidente afghano a pensare a cose ben più concrete, appunto alla lotta alla corruzione, che mina la credibilità delle istituzioni del Paese.

In merito alle esternazioni di Karzai, la Nato si era detta preoccupata. Il portavoce James Appathurai ha affermato: «La comunità internazionale, inclusa l'Isaf, continua a fare sforzi e sacrifici enormi per sostenere il popolo afghano e per rendere il Paese un luogo inospitale per i terroristi». Quindi ha aggiunto: «Tutti sanno che Karzai è stato eletto dal popolo sovrano, ma siamo partner del Governo e questo partenariato non solo deve essere reale, ma deve essere percepito come tale dagli afghani e dalla comunità internazionale».

È quindi intervenuto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, il quale ha tenuto a precisare che Karzai è e resta un buon alleato. Rasmussen ha detto che con il presidente afghano vi è un'ottima cooperazione, la quale è essenziale «per la nostra strategia in Afghanistan». Quando gli è stato chiesto un commento sui recenti contrasti fra Karzai e Washington, Rasmussen ha risposto che l'importante è far sentire il presidente afghano responsabile. «Si è impegnato contro la corruzione e per il buon governo, vediamo quello che farà, quello che conta sono i risultati» ha detto il segretario dell'Alleanza atlantica.

Se la tensione fra Kabul e Washington sembra smorzarsi, quella con il Pakistan (Paese con il quale i rapporti vanno a intermittenza) pare destinata ad acuirsi. L'ultima notizia, al riguardo, verte sull'arresto, in territorio pakistano, del numero due talebano, il mullah Abdul Ghani Baradar. Il «Washington Post» scrive che secondo gli afghani questo arresto mette a repentaglio il negoziato tra il Governo di Karzai e i talebani. Il quotidiano statunitense cita «esponenti di alto livello» afghani, sia delle forze armate, sia del palazzo presidenziale. Le fonti, riferisce l'Adnkronos, accusano il Pakistan di aver orchestrato l'arresto di Baradar proprio in un momento in cui erano in corso segreti contatti tra gli afghani e il mullah, il quale sarebbe pronto a partecipare alla Loya Jirga in programma a maggio a Kabul.

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