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José Tous y Soler esempio di fedeltà per i sacerdoti d'oggi

· Proclamato beato a Barcellona dal cardinale Bertone ·

Beatificato nella stessa chiesa dove, due secoli prima, aveva svolto la sua missione. È toccato a José Tous y Soler, religioso catalano, elevato agli onori degli altari domenica 25 aprile, durante la cerimonia presieduta dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, nella basilica di Santa Maria del Mar a Barcellona. Frate cappuccino, vissuto in un'epoca di grandi difficoltà per la Chiesa in Catalogna, fondò nel 1850 la congregazione delle suore cappuccine della Madre del Divin Pastore, seppe consacrarsi «con tutte le sue forze — ha detto tra l'altro il cardinale nella sua omelia — e con tutto il suo cuore al ministero pastorale». E «nonostante numerose prove e difficoltà — ha ricordato poco più tardi Benedetto XVI citandone l'esempio in piazza San Pietro, durante la preghiera mariana domenicale — mai si lasciò vincere dall'amarezza e dal risentimento» divenendo così un esempio per i sacerdoti di oggi «nel vivere in piena fedeltà a Cristo».

Sentimenti, quelli espressi dal Papa, che poco prima erano stati riproposti a Barcellona dal segretario di Stato, il quale, all'inizio dell'omelia, aveva trasmesso ai presenti gli auguri del Papa e la sua benedizione «nell'attesa — aveva detto parlando in catalano — che egli stesso possa esprimervi direttamente il suo affetto durante la visita che compirà quest'anno a Barcellona per consacrare l'ammirevole tempio della Sagrada Familia» confermando così l'appuntamento del 7 novembre prossimo.

Il cardinale si è poi soffermato su quella fedeltà a Cristo che, manifestata dal nuovo beato, si traduce oggi in un messaggio estremamente significativo per i sacerdoti soprattutto alla luce «dell'anno sacerdotale — ha ricordato il porporato — per il quale il Papa ha voluto, non a caso, come tema di riflessione “Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote”. E il beato José Tous ci dà un grande esempio di fedeltà. Ci invita a vivere tutti questa fedeltà a Cristo, nostro buon pastore, in questo momento, nel quale non mancano difficoltà. A tal proposito quanto risultano attuali le sue parole, che sembrano un tema di vita: “Anche se tutto si fa scuro, bisogna sempre essere fedele. Fedele a Dio e fedele agli uomini”. E lui lo fu. Per questo anche oggi è un modello per i sacerdoti, per i religiosi e per le religiose».

Il cardinale ha poi avuto espressioni di saluto per le suore fondate dal beato. E ha concluso l'omelia rivolgendosi, in catalano, a quanti partecipavano al rito: «La vostra terra — ha detto — è stata feconda di santi in passato, e oggi aggiungiamo, come nuovo acquisito, il padre José Tous. Come ha detto Benedetto XVI “i santi sono i veri portatori di luce nella storia, perché sono uomini e donne di fede, di spranza e di carità”. Che la sua intercessione sia fonte di ogni bene, spirituale e materiale, di santità e di grazia, di pace e di giustizia, di convivenza serena e costruttiva per questa cara terra e per tutto il mondo».

Si è poi trasferito al monastero di Santa Maria di Montserrat, posto su una vetta brulla della Sierra catalana, dove, dopo aver ascoltato un concerto per l'inaugurazione del nuovo organo, ha cenato con i monaci.

Lunedì mattina, 26 aprile, ha sostato in preghiera nell'attiguo santuario. Rivolgendosi ai presenti — tra i quali erano i cardinali Lluís Martínez Sistach e Ricardo María Carles Gordó, rispettivamente arcivescovo e arcivescovo emerito di Barcelona, numerosi vescovi, religiosi e religiose, seminaristi e studenti delle scuole cattoliche catalani — ha ricordato di aver visitato il santuario altre volte. «Quando avevo la responsabilità pastorale dell'arcidiocesi di Genova — ha raccontato — venivo in questo delizioso santuario in pellegrinaggio con giovani sacerdoti. Siamo stati sempre accolti con la generosa e delicata ospitalità propria della tradizione benedettina. Per questo posso dire di trovarmi qui come in casa». Quindi rivolgendo la sua preghiera alla Madonna il cardinale, dopo aver raccomandato il buon esito della prossima visita del Papa, ha chiesto di pregare per le sue intenzioni e soprattutto perché «in quest'anno sacerdotale non manchi l'amorevole protezione di Maria ai sacerdoti, perché li aiuti a vivere santamente e a impegnarsi con fedeltà e generosità nella missione di proclamare il messaggio salvifico di Cristo».

La visita del cardinale a Barcellona, ha avuto ampio rilievo su tutta la stampa catalana. I riferimenti erano sia la beatificazione del frate cappuccino, sia il clima di attesa per il prossimo arrivo del Papa per la cerimonia di consacrazione della basilica della Sagrada Familia, in costruzione da oltre un secolo. Il cardinale stesso — dopo una verifica dello stato dei lavori del grandioso progetto — in un'intervista concessa al quotidiano spagnolo «La Vanguardia» ha sottolineato l'importanza del momento che vivrà Barcellona. Si tratterà tra l'altro di un'ulteriore conferma «dell'alleanza storica tra arte e fede — ha ricordato Bertone — stretta da Benedetto XVI con gli artisti riuniti nella Cappella Sistina alla fine del 2009». E lo stesso artista catalano Anton Gaudí, considerato uno dei padri della Sagrada Familia, «uomo di provata fede, ne è una delle più eminenti espressioni» come ha notato il segretario di Stato. Rispondendo a una specifica domanda sull'attuale crisi che sta vivendo la Chiesa a causa degli abusi sessuali, ha ribadito che «i fatti venuti alla luce negli ultimi tempi, e l'insistenza con la quale si pongono in rilievo i peccati commessi da sacerdoti impongono alla Chiesa, come ha indicato il Papa promuovendo l'Anno sacerdotale, di rafforzare la lealtà al progetto di Cristo in merito alla missione sacerdotale e, pertanto, diviene fondamentale l'impegno nella formazione tanto iniziale quanto permanente del clero». Il cardinale ha poi riaffermato l'importanza del celibato sacerdotale, la cui inosservanza «produce un progressivo degrado nella vita sacerdotale». E ha concluso ripetendo che «il celibato osservato fedelmente, è un grande valore per la missione del sacerdote e per l'aiuto al popolo di Dio. Non c'è relazione alcuna tra celibato e condotta sbagliata».

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