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​Jeeg Robot esiste davvero

· ​Atlante sull’infanzia a rischio ·

Mappe del tesoro, pixel, galassie, supereroi. Strano lessico per un rapporto sulla situazione dell’infanzia in Italia, quel genere di dossier da cui non ci si aspetta sostanzialmente niente di più che numeri e diagrammi. Interessanti e solidamente documentati, ma pur sempre radiografie in bianco e nero di una realtà a colori, in perpetuo movimento. 

La materia prima, nell’Atlante sull’infanzia a rischio 2016 curato da Giulio Cederna, pubblicato da Save the Children e l’Istituto della enciclopedia italiana fondata da Giovanni Treccani (2016, pagine 280, euro 14,90) sono sempre dati e statistiche, ma inseriti in una narrazione di ampio respiro, che cerca di non censurare mai la complessità di quello che descrive. C’è tanta analisi, nell’Atlante 2016, ma ampio spazio è riservato anche alla sintesi, capace di delineare agili e rapidi identikit dei fenomeni descritti.

Riccardo Venturi per Save the Children Italia «Brindisi, quartiere Perrino» (2014)

Al posto di minuscole note a pie’ di pagina o inserti stampati in corpo 8 ci sono le belle foto di Riccardo Venturi e testi in cui metafore tratte dall’immaginario collettivo vengono usate come bussole, categorie e mappe concettuali per guidare il lettore lungo il cammino.
Il sottotitolo del libro, Bambini e supereroi, è significativo. «Una fitta schiera di umani e umanoidi multiaccessoriati — si legge — fuoriesce a ciclo continuo dalle sale cinematografiche, dalla televisione e dal mondo del fumetto, per accompagnarci e infonderci sicurezza nella vita di tutti i giorni. È accaduto storicamente nei momenti difficili, dalla Grande depressione alla Guerra fredda, e si ripete puntualmente oggi, negli anni della crisi globale, del terrorismo. La missione di vecchie glorie come Batman, Superman, Spider-man, Wonder Woman, o di ultime arrivate come Kamala Khan, eroina pakistana islamica a stelle e strisce disegnata dalla Marvel, è quella di esorcizzare angosce e paure».
Anche il cinema italiano ha intercettato e tradotto in immagini questo clima diffuso. «Nuovi supereroi — si legge nel dossier — nascono dal nulla della vita quotidiana, ad esempio nell’anonima periferia di Tor Bella Monaca, dove un bel giorno un giovane senza arte né parte si scopre improvvisamente dotato di poteri sovrumani e realizza perfino di poterli mettere al servizio della sua comunità. A ben guardare, Enzo Cecconi, protagonista del film Lo chiamavano Jeeg Robot, grande sorpresa del cinema italiano nel 2015, è un personaggio molto aderente alla realtà così come ci viene illustrata dalle statistiche degli ultimi anni».
Enzo, alias Jeeg Robot, potrebbe benissimo essere uno di quei giovani che loro malgrado coabitano con i genitori fino a tarda età, descritti da una recente ricerca dell’Ocse pubblicata nel 2016, e appartiene alla categoria dei cosiddetti Neet (Not in Employment, Education or Training), formata da milioni di ragazzi e persone che trovano un’espressione statistica solo attraverso un triplice no: non lavorano, non sono a scuola, né in formazione.
Nella scelta di questo tema, i curatori del libro probabilmente sono stati ispirati anche da uno struggente cortometraggio realizzato dalla sezione olandese di War Child, una onlus che dal 1993 si occupa di promuovere l’istruzione dei minori in fuga dalle zone colpite dai conflitti. Il video racconta la strana amicizia tra un bambino siriano e Batman, e si svolge all’interno di un campo profughi dove l’eroe di Gotham City e il suo piccolo amico giocano a nascondino o fanno volare un aquilone. Ma è solo un sogno e presto il piccolo aspirante Robin deve tornare alla realtà: non è più tra le braccia del suo supereroe preferito, ma in quelle di un uomo che potrebbe essere suo padre o un membro della sua famiglia, e la sua Gotham City è una landa desolata, con gli edifici distrutti dai bombardamenti.
Un altro termine guida, nell’Atlante 2016, è un vocabolo preso in prestito dal lessico sismico, «faglia è una parola sinistra — scrive Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia — che abbiamo sentito risuonare tante volte e dolorosamente negli ultimi tempi (...). Il termine faglia, infatti, non sta a indicare una semplice fessura su una superficie, un taglio netto, ma un sistema complicatissimo di spaccature che possono correre indipendenti tra loro e a tratti parallele su porzioni tridimensionali di crosta terrestre. Allo stesso modo, un insieme complesso e multidimensionale di fratture — di carattere geografico, economico, sociale, politico, etico, ambientale rende fragile il territorio dell’infanzia, determina smottamenti e frane nelle politiche e nei sistemi che dovrebbero garantire sviluppo e protezione dei bambini».
In un paese che nel 2015 ha fatto registrare il tasso di natalità più basso mai registrato dall’unità, l’Atlante descrive l’infanzia come una “riserva aurea” da difendere. «Si sente sempre dire: i ragazzi sono il nostro futuro. Verissimo — nota don Claudio Burgio, fondatore dell’associazione Kayròs, che dal 2000 gestisce comunità di accoglienza per minori — Ma i bambini e gli adolescenti sono anche, devono essere anche il nostro presente. Se non ce ne rendiamo conto c’è qualcosa che non va. Significa che inconsciamente li abbiamo già relegati tra le cose che non ci riguardano».

di Silvia Guidi

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