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Jakarta
sta sprofondando

· L’ipotesi di spostare la capitale indonesiana nel Borneo ·

La capitale affonda: spostiamola in Borneo. È quanto ha proposto al parlamento Joko Widodo, presidente indonesiano, il 16 di agosto, alla vigilia delle celebrazioni per il 74esimo anniversario dell’indipendenza del paese. L’ipotesi non è nuova. Nuova è invece l’urgenza: perché la megalopoli di Jakarta, che conta più di 10 milioni di abitanti, sta sprofondando a velocità insostenibile.

Situata alla confluenza di vari fiumi, sulla costa nord-occidentale dell’isola di Giava, Jakarta è stata edificata in una depressione naturale ad appena sette metri sul livello del mare. La carenza di pianificazione urbanistica ha visto la città — capitale della nazione islamica più popolosa del mondo — munirsi di grattacieli e quartieri cementizi con rapidità poco lungimirante. Il costruito, oggi, semplicemente pesa; e Jakarta sprofonda a un ritmo che va dai 5 ai 10 cm all’anno.

Per contrastare il progressivo e inarrestabile inabissamento, nel corso degli anni si è ventilata più volte l’ipotesi di un immenso trasloco. Le difficoltà evidenti di un simile progetto e la mancata indicazione di una sede alternativa verosimile hanno però portato a ripiegare su soluzioni alternative, la più grandiosa delle quali è l’immenso muro costiero in costruzione dal 2014.

Pensato come diga capace di contenere il Mare di Giava e di ampliare ulteriormente la superficie utile dell’area metropolitana, l’opera ha visto sinora realizzati solo otto chilometri. Ma al di là dei costi (40 miliardi di dollari) e dei ritardi nella costruzione, la barriera artificiale pare già non funzionare. L’acqua si infiltra, convogliandosi tra i vicoli della capitale e sommergendo i quartieri più poveri. Il costo sociale e ambientale dell’opera, che distrugge la barriera corallina e gli ecosistemi marini, ha raggiunto livelli insostenibili. E il mare non si ferma.

A peggiorare la situazione, da sempre, contribuisce l’ipersfruttamento delle falde acquifere. I quartieri settentrionali di Jakarta non hanno una rete idrica strutturale: la popolazione e le industrie attingono quotidianamente alle acque sotterranee, svuotando poco a poco la base su cui appoggia la città. Mancano un adeguato sistema fognario e lo smaltimento dei rifiuti; l’inquinamento dell’aria è tra i più alti al mondo; l’abbattimento della foresta pluviale a causa dell’urbanizzazione aumenta la frequenza delle inondazioni.

La proposta del presidente Widodo arriva in un momento storico nel quale trovare una sede alternativa sembra l’unica strada praticabile. Secondo «The Jakarta Post», quotidiano locale in lingua inglese, il fatto che Widodo abbia rispolverato l’idea mentre è in corsa per il secondo mandato rende lo spostamento di Jakarta un’ipotesi infine plausibile.

Al momento, secondo il periodico indonesiano, le aree individuate dal governo sono due. Una prima è Sulawesi, lussureggiante isola situata tra il Borneo e le Molucche. Con straordinarie foreste e un patrimonio faunistico unico al mondo, ancora in parte da scoprire, Sulawesi è stata però recentemente colpita da un terremoto e da uno tsunami. Il vulcanismo attivo dell’isola e la ricostruzione ancora in atto, sono chiari deterrenti.

Più probabile è la seconda candidata, la provincia del Kalimantan Orientale, nel Borneo. La grande isola del Borneo (la terza del mondo per superficie) è divisa tra Malaysia, Brunei e Indonesia. Conosciuto per le antiche foreste pluviali — unico habitat esistente per l’orangutan, il leopardo nebuloso e innumerevoli altre specie straordinarie — e come meta di splendide immersioni, il Borneo potrebbe ritrovarsi a gestire nel giro di una decina d’anni un’intera capitale.

di Elisabetta Curzel

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21 settembre 2019

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