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Jacques Fontaine e il patrono di internet

· Un ricordo del latinista francese che ha rinnovato gli studi sulla Spagna visigotica ·

Un raffinato critico letterario prima ancora che un valente filologo e storico, con una spiccata sensibilità, tutta francese, per la chiarezza del linguaggio e l’eleganza dello stile, capace di guidare e coordinare il lavoro di squadra di ricercatori e studiosi e portare a termine opere imponenti; Jacques Fontaine è morto il 9 giugno scorso a Parigi all’età di 93 anni. I funerali si terranno il 12 giugno nella chiesa di Saint-Germain-des-Prés.

Il vescovo di Saragozza Braulio e Isidoro di Siviglia in un manoscritto della seconda metà del x secolo (miniatura della scuola dei benedettini di Einsiedeln)

Per un trentennio — dal 1959 al 1988 — professore di lingua e letteratura latina all’università della Sorbona e responsabile, dal 1970 al 1988, dell’équipe latina del Centre de Recherches Lenain de Tillemont pour le christianisme ancien et l’Antiquité tardive, Fontaine è stato uno dei massimi specialisti della letteratura della tarda antichità e dell’alto medioevo, da Tertulliano ad Agostino, da Ammiano Marcellino ad Ambrogio, autore di innumerevoli articoli, saggi e volumi.

Anche se «la sua opera più importante — spiega il filologo e storico del cristianesimo Manlio Simonetti — probabilmente resta la prima, e cioè la tesi dottorale sulla Spagna visigotica», il libro che ha rilanciato gli studi su Isidoro di Siviglia, scrittore enciclopedico venerato come santo e dottore della Chiesa, noto anche nel mondo della Rete da quando Giovanni Paolo ii, nel 2002, lo ha designato patrono di internet e dei programmatori di software, vedendo nei florilegi del vescovo di Siviglia gli antesignani delle attuali banche dati.

Presidente emerito dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres e della Société des études latines. Fontaine ha studiato approfonditamente i secoli dal II all’VIII, e si è occupato della rinascita dell’Italia ostrogota e della fioritura della letteratura irlandese e inglese a opera dei monaci.

«Tra le sue opere più importanti — continua Simonetti — c’è l’edizione commentata in cinque libri della Vita sancti Martini di Sulpicio Severo pubblicata negli anni 1967-1969 per i tipi delle Sources Chrétiennes. Un lavoro imponente, molto oneroso per la casa editrice e che ovviamente non è stato compensato dalle vendite. Per la Fondazione Lorenzo Valla ha curato un’edizione in cinque volumi delle Confessioni di Agostino, scrivendo una corposa introduzione tradotta in italiano, scritta con la sua consueta eleganza. Nel caso dell’edizione critica commentata degli Inni ambrosiani, pubblicata da Cerf nel 1992, Fontaine è stato in grado di coordinare il lavoro di una decina di studiosi; un compito non facile portato a termine con ottimi risultati».

Se Jacques Fontaine non è molto noto in Italia, probabilmente il motivo dev’essere cercato nel grande rigoglio della scuola latina francese nel Novecento; non è facile emergere se si fa parte della generazione immediatamente successiva a giganti come Henri-Irénée Marrou, Pierre Courcelle, Jean Daniélou, Henri de Lubac.

di Silvia Guidi

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