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Itinerario verso Dio

· Riedito in italiano «Lo specchio delle anime semplici» di Margherita Porete ·

A distanza ormai di oltre vent’anni dalla pubblicazione della prima versione in lingua italiana moderna, realizzata da Giovanna Fozzer, con introduzione e ampie annotazioni di Marco Vannini (San Paolo, 1994), vede nuovamente la luce un «autentico capolavoro della letteratura spirituale di tutti i tempi», per usare le parole di Romana Guarnieri che grande parte ha avuto nelle complesse vicende di quest’opera, Lo specchio delle anime semplici, di Margherita Porete (Firenze, Le Lettere, 2018, pagine 470, euro 24,50). Come è noto, il testo circolato anonimo per secoli, è stato solo recentemente attribuito alla sua vera autrice, proprio grazie all’importante scoperta di Romana Guarnieri: «Ebbi la ventura di potere identificare l’Autore, o meglio l’Autrice di un’anonima versione latina del testo in questione, scoperta per caso in un negletto codicetto della Biblioteca Vaticana (Rossiano 4, XIV secolo) dal titolo Speculum animarum simplicium in voluntate et in desiderio commorantium. Ne diedi notizia nel 1946 sull’Osservatore Romano del 16 giugno».

«Martirio di una santa che brucia tra le fiamme» miniatura tratta da un libro illustrato  da Giovanni di Benedetto (XIV secolo)

Di Margherita Porete non abbiamo molte notizie tranne i dati certi ricavati dal processo che la condannò al rogo per eresia proprio a causa di questo libro. Nata intorno alla metà del XIII secolo nel nordest della Francia, scrisse l’opera presumibilmente in volgare piccardo verso il 1290. Diffidata dalle autorità ecclesiastiche a darne diffusione, nel 1308 fu condotta a Parigi in stato d’arresto davanti al grande inquisitore, il domenicano Guglielmo Humbert, e scomunicata. Fu arsa il 1° giugno 1310 in Place de Grève.

Di lei sappiamo che era una beghina di nobile lignaggio, una clergesse, come la definiscono i cronisti del tempo. Probabilmente vicina al movimento del Libero spirito inviso alle autorità ecclesiastiche per le sue dottrine considerate troppo libertarie, ma sostenuto da figure di alto profilo spirituale, quali Meister Eckhart. Non abbiamo testimoni del testo originale in piccardo volgare, ma una versione latina di poco successiva, convalidata da approvazione di diversi teologi. Questa, attestata da almeno quattro manoscritti, è stata inserita nella Corpus Christianorum Continuatio Medioevalis (lXIX, Turnhout, Brepols, 1986), nell’edizione critica realizzata per la cura di Paul Verdeyen e corredata da testo a fronte dell’edizione diplomatica, curata ancora da Guarnieri, dell’unico manoscritto conosciuto della versione francese quattrocentesca, il codice F XIV 26, conservato al Musée Condé di Chantilly.

Nonostante la triste vicenda dell’autrice, l’opera, seppure in forma anonima, ebbe subito una certa diffusione. Fra i primi fruitori è da annovare lo stesso Meister Eckhart, venutone probabilmente a conoscenza durante i suoi soggiorni parigini. In ogni caso, per la straordinaria affinità spirituale dei due autori, come afferma Vannini, si presume che il Magister «abbia utilizzato a fondo il Miroir, traendone elementi significativi». Di esso sono inoltre attestate versioni trecentesche in medio inglese e due versioni italiane (XIV-XV secoli) condotte sulla latina. La prima, documentata solo dal codice Riccardiano 1468, conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, è stata pubblicata per intero, ancora per la cura di Romana Guarnieri, in appendice alla precedente edizione in italiano moderno del 1994. La prima edizione a stampa in assoluto del Miroir risale invece al 1927, secondo una versione in inglese moderno.

Dopo aver accennato alla complessa vicenda filologica dell’opera, è assai più arduo cercare di sintetizzarne l’impianto spirituale. Trattasi di un Itinerarium, che procede per «gradini per i quali si sale dalla valle alla cima della montagna, la quale è così solitaria che non vi si vede che Dio». Di sette differenti stati, o modi di essere, dà immediato annuncio il Prologo: «L’Anima toccata da Dio e spogliata del peccato nel primo stato di grazia, è salita per grazia divina al settimo stato di grazia, nel quale l’Anima ha la pienezza della sua perfezione». L’itinerario si snoda nella forma letteraria del dialogo, o forse meglio del contrasto, particolarmente diffuso in epoca medievale. Accanto ad altri personaggi minori, principale interlocutore dell’Anima è Amore, ma la vivacità del dibattito, sostenuta da arguta ironia, è data da Ragione, che personifica «gli argomenti di piccolezza spirituale».

Nel primo stato, l’Anima, toccata dall’amore, comincia a guardarsi nella luce della verità, non può più sfuggire a se stessa e vedendo il proprio peccato, lo soffre così profondamente fino a morirne di dolore. Il termine adnientie, reso con annichilata anche nella prima versione volgare, allude appunto a quello stato di annientamento dell’amor proprio che pone l’Anima nella vera umiltà. Negli stati seguenti ella si impegna in ogni modo a obbedire con il proprio sforzo alla divina volontà.

Il vero ostacolo del cammino di perfezione è però proprio la volontà personale che rende sudditi di Ragione, quella ragione legata al calcolo all’utile, alla quale si contrappone Intelletto d’Amore, nota espressione dantesca che qui traduce l’espressione francese Entendement d’Amour, già adottata nella prima versione volgare e che chiaramente rinvia al concetto nobile di amore cortese, fin Amour, che sta alla base di tutto il testo. Intelligenza intrinseca all’amore, comprensione che scaturisce da luce di verità, da purità di cuore, svincolata da ogni forma di legame appropriativo, ragionamento utilitaristico, calcolante. Ragione chiede di compiere le opere per Dio, di non tenere «presente il nostro profitto», ma bersaglio di questo itinerario sono proprio le buone opere e le virtù con cui la concezione di fede che deriva da Ragione tende a identificarsi. Come osserva Vannini, l’emprise verso cui Margherita conduce non riguarda il dover essere, chiede di «essere l’essere stesso di Dio/amore», di morire a se stessi, alla propria egoità. Solo tale condizione permette alle opere e alle virtù di scaturire naturalmente.

Per questo l’Anima, nel quarto stato «tratta, per altezza d’Amore», al diletto della contemplazione, abbandona ogni fatica, si affranca da Ragione. «Amore l’ha così grandemente saziata delle sue delizie, che non crede affatto che Dio abbia dono più grande da dare ad anima quaggiù».

In realtà s’inganna perché l’itinerario continua. Il desiderio delle dolcezze divine le fanno ancora volere qualcosa. L’Anima non è liberata dalla propria volontà. Occorre entrare nello stato «che chiamiamo pace di carità nella vita annichilata», in cui l’Anima «non abbia affatto volontà». Dopo la morte ai desideri materiali, al piano psichico e al sentimento, qui si allude alla morte allo spirito. L’Anima in tale stato «ha sei ali come i Serafini». Allegoria della solitudine e del nascondimento interiore necessari a partecipare della vita spirituale originaria, innocente, non compromessa da volontà. Il processo di unificazione dell’Anima allo Spirito richiede che ella si veli a se stessa, deponga ogni giudizio, ma anche ogni forma di desiderio spirituale. Con due ali «copre la faccia a Gesù Cristo» per dire che non cerca consolazioni sentimentali. Basta una sola scintilla della «divina bontà» per farle conoscere «di non conoscere niente». Con altre due ali ne «copre i piedi», per dire che quanto più conosce la sofferenza di Gesù, tanto più conosce «di non conoscere niente riguardo a ciò che sofferse per noi». La divina umanità di Gesù Cristo non può essere conosciuta per attaccamento sentimentale, ma solo svuotandosi di se stessi, lasciandosi assimilare nel suo essere, «poiché egli non è conosciuto fuor che da se stesso». Infine con le altre due ali vola.

Protetta nel suo nascondimento, annichilata, è libera di liquefarsi nello Spirito, può volare. Solo allora «tutto quanto ella conosce e ama e loda della divina bontà, sono le ali con cui vola. E si sostiene stando, perché è sempre con lo sguardo fisso in Dio. E sedendo perché permane sempre nella volontà divina». In questo stato l’Anima è veramente morta a se stessa e assimilata in Dio e proprio in quanto lo è, neppure lo sa: «È l’essere proprio dei Serafini: non c’è alcuna mediazione tra il loro amore e l’amore divino». Quando l’Anima è veramente liberata da se stessa, non è più artefice di quello che fa, ma lascia che sia lo Spirito santo a operare in lei: «Udrete alcuni prodigi del puro amore, del nobile amore, del sublime amore dell’Anima affrancata, e come lo Spirito santo ha messo la sua vela in lei come nella sua nave». Con una sola immagine qui si tratteggia tutto l’itinerario. L’Anima affrancata, liberata dalla volontà e consapevole del proprio niente, è come nave con le vele spiegate al vento dello Spirito santo che la pervade operando in lei. A questo punto è nella condizione di potersi salvare «per fede senz’opere». Infatti dice lo Spirito santo a nome della Trinità: «Come noi abbiamo in noi quello che abbiamo (...), per natura divina, quest’Anima lo ha in sé da noi per diritto d’amore». L’Anima annichilata, affrancata, vuota di se stessa, vive quel puro abbandono che la rende partecipe della vita della Santissima Trinità: «Quest’Anima, dice Amore, è tutta abbandonata, liquefatta, e attratta, congiunta e unita all’alta Trinità; e non può volere se non la divina volontà».

Così giunge al quinto stato: «È un aprirsi come un lampo e un suo subito richiudersi, in cui non si può dimorare a lungo». Questo «aprirsi affascinante nel suo dischiudersi ed espandersi», rende l’Anima veramente nobile perché liberata dalla volontà per «l’azione del Lontanovicino», Loingprés, in francese, tradotto nell’antica versione Molto Prossimano, presenza intima, esperienza viva dell’amore divino nell’interiorità. Nel sesto stato avviene infine il totale processo unitivo in cui decade ogni alterità. L’Anima non vede più se stessa, «è Dio che si vede in lei». È libera da tutte le cose e «pura e chiarificata, ma non glorificata; infatti la glorificazione è al settimo stato (...), e di questo nessuno sa parlare».

di Antonella Lumini

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09 dicembre 2019

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