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Israeliani e palestinesi affrontano la sfida della pace

· Si aprono a Washington i colloqui diretti e Obama spera in un'intesa entro un anno ·

«Possiamo arrivare alla pace in Medio Oriente in un anno: israeliani e palestinesi non devono lasciarsi sfuggire questa opportunità». Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, apre oggi ufficialmente i negoziati diretti tra Israele e Autorità palestinese (Ap). Ieri, intanto, un nuovo attentato contro i coloni in Cisgiordania, vicino all’insediamento di Kokhav Hasgàar (est di Ramallah).

Obama ha avuto colloqui bilaterali con Abu Mazen, Benjamin Netanyahu, con il presidente egiziano Mubarak e con il re della Giordania, Abdullah ii Bin Hussein. «Non permetteremo agli estremisti di sabotare il processo di pace», ha assicurato il presidente americano condannando «l’assurdo massacro» dei quattro coloni uccisi martedì a Hebron. Il premier israeliano Netanyahu ha affermato «di voler mettere fine al conflitto in Medio Oriente una volta per tutte» e ha definito il presidente dell’Ap, Abu Mazen «il mio partner per la pace». Tuttavia — ha precisato il leader del Likud — «bisogna difendere la pace dai suoi nemici». Netanyahu ha quindi ribadito che non intende prorogare la moratoria parziale sulle costruzioni negli insediamenti quando scadrà, il 26 settembre. Una risposta in linea con la posizione del movimento dei coloni, che ieri, per protestare contro l'attentato di martedì, ha annunciato la ripresa immediata delle costruzioni. Che gli insediamenti siano il punto nodale di questi nuovi colloqui lo ha sottolineato anche Abu Mazen, tornato a chiedere il blocco completo e immediato. L'Ap considera infatti questa misura una condizione essenziale per la nascita del futuro Stato palestinese autonomo e sovrano. «Stiamo facendo progressi», ha dichiarato Obama dopo l'incontro con Abu Mazen. Questi ha ribadito «il pieno impegno per un vero processo di pace in Medio Oriente», ma ha insistito che «la questione degli insediamenti resta cruciale per i negoziati». Tutto dipende — ha aggiunto il raìs di Ramallah — «dalla serietà degli israeliani e le prossime quattro settimane saranno decisive», definendo poi «oltraggioso» l’agguato ai coloni ebrei a Hebron.

I temi del negoziato sono poi stati approfonditi nella cena comune a cui hanno partecipato anche il presidente egiziano, Hosni Mubarak, il Re di Giordania Abdullah ii Bin Hussein e l’inviato del Quartetto, Tony Blair. Il primo nodo da sciogliere sarà appunto quello della parziale moratoria sulle costruzioni in Cisgiordania annunciata dieci mesi fa da Israele. I palestinesi hanno ribadito che una ripresa degli insediamenti israeliani vorrebbe dire la fine immediata del processo di pace. Ma il segretario generale del movimento dei coloni, Naftali Bennett, ha annunciato che «per quanto ci riguarda il congelamento decade». Netanyahu ha invitato i suoi concittadini alla moderazione.

La dinamica del secondo attentato in Cisgiordania è molto simile a quello del primo. Un'auto si è accostata a due coloni e ha aperto il fuoco. Questi, un uomo e una donna di circa 30 anni, marito e moglie, sono stati feriti. Lo ha riferito un portavoce militare, precisando che una delle due vittime è in gravi condizioni. Hamas, rivendicando l'attacco, ha dichiarato che si tratta «di un messaggio diretto a chi è impegnato con il nemico». Uno dei principali quotidiani israeliani, «Maariv», commentanto il fatto, titola: «Un summit vulnerabile».

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