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Israele rilascia 550 detenuti palestinesi

· Annunciati nuovi insediamenti ·

Israele ha rilasciato 550 detenuti palestinesi nel quadro dell’ultima fase dello scambio che ha permesso la liberazione del soldato Gilad Shalit. Il principale contingente di prigionieri (505 membri) è arrivato nella tarda serata di ieri a Ramallah. Contemporaneamente, un gruppo più piccolo di 41 detenuti entrava nella Striscia di Gaza. Sono in tutto oltre mille i reclusi palestinesi liberati in cambio di Shalit in seguito agli accordi fra Israele e Hamas mediati dall’Egitto.

Nelle stesse ore in cui si svolgeva il rilascio dei detenuti, Israele ha dato il via libera alla costruzione di mille nuovi alloggi a Gerusalemme est e in Cisgiordania. La decisione è stata immediatamente criticata dai palestinesi e dal movimento israeliano Peace Now, che la considerano un nuovo ostacolo alla ripresa di negoziati. Secondo l’Autorità palestinese, l’approvazione dei nuovi progetti edili (che riguardano il sobborgo di Har Homa a Gerusalemme est, e gli insediamenti di Ghivat Zeev e Beitar Illit, e che saranno completati in 24 mesi) sarebbe una rappresaglia per la presentazione all’Onu della domanda di riconoscimento della Palestina. In quella circostanza il Governo di Benjamin Netanyahu aveva infatti annunciato che avrebbe rafforzato la presenza israeliana a Gerusalemme est e in Cisgiordania.

Il ministro israeliano dell’Edilizia, Ariel Atias (del partito ortodosso Shas), ha argomentato che i progetti appena approvati non hanno alcun nesso necessario con l’ammissione della Palestina all’Unesco. In termini generali, il ministro ha rilevato che Gerusalemme ovest è ormai satura e che necessariamente i nuovi progetti edili cittadini vengono rivolti verso Gerusalemme est «dove già oggi — ha sottolineato — vivono 250 mila israeliani».

Riferendosi a questi progetti, il ministro ha aggiunto: «Gli Stati Uniti non se ne felicitano, ma non ne sono sorpresi». Più volte infatti Washington ha criticato la decisione israeliana di estendere gli insediamenti. Ieri — ha rilevato Atias — il Governo ha peraltro approvato appalti per la costruzione complessiva di seimila nuovi alloggi allo scopo di abbassare i prezzi delle case, così come auspicato nei mesi scorsi. Riferendosi alle critiche palestinesi, ha quindi osservato: «L’Autorità palestinese non è tornata al tavolo delle trattative nemmeno nei dieci mesi in cui abbiamo congelato la colonizzazione».

I colloqui diretti tra israeliani e palestinesi sono ripresi ufficialmente nel settembre 2010, con una conferenza a Washington. Tuttavia, dopo la scadenza della moratoria israeliana sugli insediamenti (26 settembre 2010) e il suo mancato rinnovo da parte del Governo Netanyahu, le parti non sono riuscite a ritrovare le fila del dialogo. Più volte la comunità internazionale, Stati Uniti in primo luogo, ha invitato israeliani e palestinesi a rilanciare il dialogo.

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